Politica

La crisi d’identità di Lega e M5s

Uno si affida al generale, l’altro alla Schlein. Entrambi però hanno smarrito la rotta del loro populismo originario

Matteo Salvini e Giuseppe Conte Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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In questo periodo stiamo assistendo ad una particolare crisi d’identità che sta affliggendo due importanti partiti del Paese: la Lega e il Movimento 5 Stelle. Entrambi hanno ceduto ad una radicalizzazione che si fa sempre più accentuata, ed è difficile stabilire se essa ne sia la causa o l’effetto di questa crisi esistenziale. Da una parte abbiamo un partito che va sempre di più “vannaccizzandosi”, quindi ad appiattirsi sulla figura del generale. Dall’altra, invece, abbiamo i grillini, che da partito antisistema è finito per correre dietro al Pd di Elly Schlein.

Il problema è che entrambi sono nati con dei presupposti che non potevano reggere sul lungo termine. La Lega nacque come partito secessionista, con l’obiettivo principe di rendere la padana indipendente; quindi, per definizione, con un’anima che mai le avrebbe permesso di presentarsi come partito di Governo. Dovette snaturarsi per poter allargare i suoi orizzonti, e Salvini fece indubbiamente un ottimo lavoro da questo punto di vista, sia in termini di snaturamento che di allargamento di orizzonti. Il grillismo, invece, nacque dando sfogo alla rabbia degli italiani che erano stanchi e delusi dal tradizionale bipolarismo, e i 5 Stelle si presentarono come un movimento terzo, che avrebbe mandato a monte il sistema. Entrambi i partiti rappresentano l’anima più populista delle rispettive coalizioni, e ciò che li accomuna, quindi, è l’incessante rincorsa degli umori degli elettori. Oltre che l’insofferenza degli esponenti della prima ora ormai stanchi di vedere l’anima del partito periodicamente venduta al miglior offerente.

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Le dimissioni dell’Appendino dai panni di vicepresidente del movimento di Conte rappresentano l’ultimo esempio di un nervosismo molto sentito anche dall’elettorato. E lo stesso discorso si potrebbe fare in riferimento alle frequenti stoccate che i leghisti della prima ora come Zaia e Fontana lanciano nei confronti del fenomeno Vannacci. Ma purtroppo il populismo è un circolo vizioso dal quale non si può uscire: gli umori degli elettori cambiano, e un partito che basa il suo consenso sugli impeti del popolo non può che essere schiavo della loro mutevolezza. E gli italiani si sa, si innamorano di una causa con la stessa facilità con la quale se ne disaffezionano.

Massimiliano Bertagna, 21 ottobre 2025

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