La didattica a distanza è un fiasco

Il morbo infuria, ragione per la quale anche nelle scuole si torna all’insegnamento da remoto. Ché, se permettete, primum vivere deinde philosophari (traduzione alla buona: intanto preoccupiamoci di conservare la ghirba che a tornare tra i banchi c’è sempre tempo).

Limiti didattica a distanza

E tuttavia una domanda sorge spontanea. Ma siamo così sicuri che la didattica a distanza funzioni? Che essa, magari inconsapevole preda di una paradossale eterogenesi dei fini, non finisca addirittura per danneggiare gli studenti? Non sono pochi gli osservatori convinti che la docenza da casa rischia di trasformarsi alla lunga in un preoccupante fattore di logoramento.

Una ricerca realizzata nella scorsa estate da Microsoft Italia in collaborazione con Perla Wattajob ha evidenziato come “stanchezza e stress sono le prime due emozioni legate all’uso della tecnologia che accomunano docenti e studenti”. Ciò conferma che questa modalità di apprendimento, pur indispensabile per far fronte all’emergenza pandemica “non possa sostituirsi completamente alla didattica in presenza che resta fondamentale e necessaria”.

Rincara la dose Daniele Novara, pedagogista di provata esperienza, il quale nel suo ultimo libro I bambini sono sempre gli ultimi (Rizzoli) spiega come “la didattica a distanza, ovvero la scuola dietro un monitor, non consentendo la formazione di una vera comunità di apprendimento che permetta il confronto in carne e ossa (l’assenza dei corpi impedisce quell’osmosi sociale alla base di tutti gli apprendimenti scolastici) non può essere la soluzione di tanti dilemmi della scuola”.

Studenti disattenti

Gli studenti insomma si stanno riducendo a “isolati fruitori del sapere” come scrive Alessandra Farneti nel suo Salve prof. Esercizi di sopravvivenza all’università (Marietti). Hikikomori della conoscenza privi di strumenti adeguati ed esposti, per soprammercato, alla deconcentrazione. A non dire dei disabili e delle enormi difficoltà cui essi vanno incontro. Non è tutto. L’insegnamento digitale potrebbe non garantire quel quantum di educazione e apprendimento necessari al raggiungimento di una preparazione degna del nome.

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Giovanni Gozzi
Giovanni Gozzi
30 Ottobre 2020 19:52

Fra qualche anno dovremmo vedere la differenza fra la scuola e la dad: forse quest’ultima non li riempie di ideologie. Vedremo.

Francesca
Francesca
29 Ottobre 2020 14:20

Indubbiamente a scuola si impara molto meglio che non di fronte ad un monitor, manca la socialità di cui i ns figli hanno bisogno e il rapporto diretto col docente. A scuola è difficile contrarre il virus, sono regolamentati più che in caserma (si entra di qui si esce di là, ricreazioni divise pet fasce orarie ecc…). Il vero problema sono i trasporti x raggiungere la scuola, pochi e affollati, orde di ragazzini ammassati anche alla fermata d’autobus con mascherine utiluzzate a volte in modo improprio. Ma nessuno controlla? Perché invece di multare il poveretto che deve lasciare due minuti l’auti in divieto di sosta i vigili non vanno all’uscita degli istituti superiori per vedere come sono combinati questi ragazzi? Con tante imprese di trasporto privato al collasso, a causa dei tour operator fermi x questo virus, perché i ns amministratori non hanno pensato di appaltare parte drl trasporto delle ore di punta a queste aziende, magari con tariffe fisse x tutta Italia? Magari non rischiavano di chiudere x inattività e i loro dipendenti avrebbero avuto uni stipendio intero invece di un 60% con la cig, con un po’ di risparmio x le casse dell’INPS. Ma io sono solamente una mamma, con figlia in prima superiore che tutti i giorni accompagno a scuola per evitare che prenda l’autobus……

Patti
Patti
29 Ottobre 2020 11:23

Io resto sempre più del parere che tutta questa situazione che da mesi si continua a definire “caos”, “mancanza di preparazione del governo” e simili sia ,invece, BEN CALCOLATA. Troppe tessere mancanti (e importanti) in questo grande e mondiale puzzle pandemico dove, i dati stranamente impennano vorticosamente di contagiati asintomatici (costretti ugualmente ai domiciliari) e dove da mesi si pensa ad inseguire,stanare i positivi (spesso anche falsi positivi) anziché preoccuparsi, semmai, di chi REALMENTE sta male…anche senza covid…
Prepariamoci perché da quanto si annusa fuori c’è olezzo di ennesimo lockdown…che conte non vorrebbe ma che ahimè è “costretto” a fare…perché siamo tutti cattivi e disobbedienti…ma il vaccino salverà il mondo, anche se a morire di vaccino (obbligatorio a breve…) saranno in tanti…

APRIAMO GLI OCCHI CHE CI VOGLIONO CIECHI E IGNORANTI

Marina Vb
Marina Vb
29 Ottobre 2020 10:25

Credo sia pericoloso mandare a scuola un figlio anche in periodo covid free.
Illuminante il pensiero di una insegnante (tale Lorena Verucchi) osannata dal fenomeno letterario dell’anno, tale Andrea Scanzi, figlio del Dio minore tale Travaglio.
È da leggere quel tweet per capire a chi vengono affidati i ragazzi.
Anche in questo sito abbiamo potuto apprezzare il pensiero il linguaggio di chi è deputato a trasmettere cultura, valori.
E siccome quando mi scontro con certe persone ne assorbo tutta la bassezza umana di cui sono capaci spero che la signora in questione si strozzi con uno dei pop corn che vorrebbe mangiare mentre vede morire di covid chi non ha sposato il decalogo della paura.

Lilleblume
Lilleblume
29 Ottobre 2020 10:17

Nessuno ha parlato delle scuole tecniche che con la DAD perdono il 70% del loro potenziale. Le scuole tecniche per loro natura devono svolgere i laboratori, le officine e le progettazioni con i CAD (programmi costosi non accessibili alle famiglie) che possono essere svolti solo nelle scuole. Non parliamo poi degli stage in azienda che erano fondamentali per iniziare i ragazzi al mondo del lavoro. Tralasciando gli stage che ovviamente non possono essere svolti, la DAD non riesce a supplire alle altre mancanze. Di fatto sono occasioni di crescita e sviluppo che i nostri adolescenti hanno perso per sempre. Per la mia esperienza ho visto l’impegno degli insegnanti (istituto tecnico di meccatronica, elettronica, informatica e chimica) ma hanno dei limiti notevoli mancando le attrezzature e gli strumenti della scuola. Un paese, se vuole pensare al suo futuro, deve investire nei giovani anche e soprattutto in un momento di emergenza come questo.

Cullà
Cullà
29 Ottobre 2020 9:25

Ma quale “ghirba”?
Gli studenti rischiano la “ghirba”? No. E quindi, li si lasci andare a scuola.
I loro professori rischiano la ghirba? Dipende, quelli oltre data di scadenza sì.

Una proposta polemica: si lascino a casa i docenti over-50 che ne facciano richiesta, che di gente non a rischio in coda ce n’è parecchia.
Peggio che una legione di 60 enni alle prese con la DAD, non può andare.

Rosanna Alfano
Rosanna Alfano
28 Ottobre 2020 22:48

Da insegnante concordo. Nelle scuole superiori vi è una grande confusione e siamo tutti in affanno per cercare di capire come agire. Abbiamo davanti ragazzi spaventati, demotivati, stanchi e, al momento, senza futuro, noi docenti invece siamo costretti a destreggiarci tra piattaforme assurde e regolamenti sempre nuovi. Ma come li aiutiamo sti ragazzi?

Davide V8
Davide V8
28 Ottobre 2020 18:02

Potrebbe essere però una buona occasione per trovare forme di insegnamento diverse dall’indottrinamento della scuola pubblica.