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La doppia sfida di Roma a Bruxelles - Seconda parte

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E ora (anche ammesso che a un certo punto i fondi europei affluiscano) rischia di affermarsi l’idea che una svolta positiva possa passare da una centralizzazione delle decisioni di spesa. Nei primi anni Novanta, un gigante come Antonio Martino, mai sufficientemente ascoltato dal centrodestra italiano, coniò la formula della “democrazia acquisitiva”, per criticare in modo efficacissimo la pretesa della vecchia politica italiana di acquisire il consenso (anzi, di acquistarlo materialmente, precisava lui) attraverso la spesa pubblica allegra, clientelare, improduttiva.

Ora, trent’anni dopo, la sensazione è che il rubinetto della democrazia acquisitiva si sia spostato a Bruxelles. Eppure gli eurolirici tacciono sul punto, anzi festeggiano freneticamente: come se il problema non esistesse più, essendo solo cambiato il soggetto erogatore. Anzi, il soggetto acquirente.

Daniele Capezzone, 27 luglio 2020

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