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“La Duce” e “prima dei cattivi Ue”: date del Maalox ai nemici di Meloni

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È arrivata la bufera, è arrivato il temporale: Politico, che sarebbe, come definirlo? Una di quelle reti lobbystiche nel seno della Ue, punta Giorgia Meloni, sentite qua: “Sta facendo ogni sforzo per presentarsi come non minacciosa [ma] dietro una maschera di presentabilità – quando gli eurocrati non la guardano – la premier italiana si scaglia contro gli immigrati, contro la cultura gender e il politicamente corretto, fa risalire l’aborto a una cultura di morte, lancia invettive contro l’islamizzazione dell’Europa e definisce ‘barbari’ i sostenitori del Black Lives Matter”. L’attacco è bello violento, ma si stupisca chi può: se invece di definirla “la duce” la chiamavano direttamente la Hitler, facevano prima.

Ovviamente sono tutte invettive senza corpo, ma servono come ricatto: pizzini per far sapere che deve rigare dritto, tanto in Europa li ha tutti contro, e comunque più dritto riga, la Ducia, e meno basta: noi ti odieremo sempre, noi ti spazzeremo via. Donna Giorgia non lancia invettive, non definisce barbari i BLM, movimento da Patricia Cullors, attualmente nei guai col fisco e con altre istituzioni per copiose distrazioni di fondi (non ditelo a mama Soumahoro); non fa risalire l’aborto alla morte anche se così accade quando l’aborto viene reso una scelta obbligata, una moda da influencer; quanto all’islamizzazione dell’Europa, è talmente avanzata ormai da preoccupare anzitutto i paesi, inclusivi e coglioni, del nord che l’hanno coltivata e adesso si ritrovano estromessi in casa propria, ciò che Giovanni Sartori aveva puntualmente previsto.

E non è affatto minacciosa, donna Giorgia: se, anzi, qualcosa le si può imputare in queste sette settimane di governo, è di aver camminato sulle uova, rimangiandosi quasi tutto ciò che annuncia. Sì, qualche proclama da balconcino, ma la sostanza è che lei sta molto, molto attenta a non contrariare nessuno, in particolare Bruxelles, Strasburgo e borghi limitrofi. Intanto, come premio, viene appesa a testa in giù e bruciata (solo il manichino, per il momento), la insultano, la prendono in giro per tutto ciò che indossa, che calza, la definiscono in combutta col padre criminale, morto da vent’anni e mai conosciuto davvero, attaccano la figlia, gliela vogliono sventrare “in un lago di sangue”, annunciano la morte ai suoi ministri, come Crosetto, o a La Russa presidente del Senato, e il sito di D’Agostino, collegato ai giri che contano, non perde occasione per definirla obesa, contadina, inetta. Ma lui può, perché riferisce cose altrui.

In tutta questa colata d’odio concentrico (Repubblica si è affrettata a titolare: Meloni “prima dei cattivi d’Europa”), si direbbe che “la Ducia” resti, come il resto del suo cerchio magico, quasi interdetta, incapace di reagire. Una strategia di basso profilo che può piacere e non piacere, comunque un gioco perdente, del genere lose-lose: se reagisce, le danno della fascista, se non reagisce, glielo danno lo stesso e in più la prateria s’infiamma. L’attacco, chiaramente pretestuoso, di Politico 28 (non era meglio P38?) è volgare al limite del grottesco, roba da palettare del sabato sera, ma a ragion veduta: tanta maleducazione, tanta acredine diarroica è funzionale al disprezzo, non ci prendiamo neppure la briga di un rispetto di facciata, dovuto alla carica, perché non ti riconosciamo.

Ma chi è Politico? Una entità che ogni anno sdà i voti a 28 tra capi di Stato e di governo e, manco a dirlo, mette la merda nel ventilatore per Meloni, poi cambia ventilatore e lo riempie di fiori per Sanna Marin, la discotecara finnica. Per questa sua intrapresa si avvale, con orgoglio, di un parterre de sponsor mica da ridere, la créme dalle multinazionali globaliste: Coca-Cola, Meta cioè Facebook cioè Zuckerberg, Microsoft cioè Bill Gates cioè vaccini cioè carne sintetica cioè affari con l’Ue, ancora la Exxon del petrolio (però restano green), c’è spazio anche per la tedesca Merck, quinto gruppo chimico e farmaceutico al mondo, anche se dalla scriteriata corsa ai vaccini si era saggiamente ritirata dopo alcuni test che avevano dimostrato ciò che oggi, oltre un anno dopo, è acquisito, cioè l’inefficacia sostanziale con ampi margini di rischio.

Ancora Sky, uno dei megafoni del woke, del politically e del cancel culture, Marten Centre, tink tank di stampo europeista situato proprio a Bruxelles, dove si trova anche un altro sponsor, Abinbev, multinazionale delle bevande, settore rappresentato pure dall’altro colosso Diageo. Ovviamente, non tutto questo sancta sanctorum sarà d’accordo con l’uscita a palette incatenate del sito lobbystico, ma tant’è: andava fatto, qualcuno, e chissà chi, ha armato la mano. A questo punto, non fossimo in Italia, potremmo aspettarci una reazione dal nostro capo dello Stato, il cui compito principale sarebbe non sovrapporsi alla politica di governo, vanificandola, quanto garantirla; ma non siamo nati ieri, sappiamo chi è Mattarella e come ragiona, ne interpretiamo anche i silenzi.

Consiglio non richiesto a Giorgia Meloni: prendesse atto che l’Unione non la digerirà mai, neanche se si mettesse a camminare sulle acque. Se Mattarella accoglie la baronessa Ursula come la “Madonna dei vaccini”, Giorgia, che è sveglia, capisce e dice: cambiamola pure, ma di Europa ce ne vuole di più. Ecco, no, Giorgia, no: nessuno ti chiede di diventare la Thatcher, ma insomma scadere a Tubbante, almeno questo per favore risparmiatelo. E risparmiacelo.

Max Del Papa, 9 dicembre 2022