“Bologna, la fabbrica dei pasti. Un business da capogiro, 105 milioni di euro (per tre anni, rinnovabili ad altri due). Un importo enorme, concentrato in un unico lotto, senza alcuna suddivisione. Non c’è nessuna città in Italia che sulla refezione scolastica bandisca una cifra così alta per un numero cosi grande di pasti in un solo lotto, per assegnarlo ad un’unica azienda. C’è’ anche un requisito preciso per poter partecipare: aver prodotto 2.500.000 pasti destinati alla refezione scolastica in un triennio, da un’unica cucina. Un requisito che, nei fatti, in Italia poteva soddisfare soltanto CAMST.
La storia si ripete da 23 anni, da quando la refezione smette di essere gestita direttamente dal Comune. Cambiano le formule e i nomi, ma il risultato resta sempre lo stesso. Le gare sono formalmente aperte. Certo. Sulla carta. Ma nei fatti il mercato è concentrato. Molto concentrato. Nel 2003 nasce Se.Ri.Bo., società mista pubblico privata collegata a CAMST. Nel 2015 il servizio passa direttamente a CAMST. Nel 2020 un nuovo appalto quinquennale con un unico lotto viene aggiudicato alla stessa società con il marchio RiBò. E nel 2025 arriva il maxi bando da 105 milioni, andato deserto e la proroga tecnica alla stessa società per garantire il servizio alle scuole nell’anno scolastico in corso.
Il punto è che la refezione scolastica non è un servizio marginale. È un settore chiave, che riguarda ogni giorno migliaia di bambini, le loro famiglie e milioni di euro pubblici. E quando un settore chiave diventa affare per pochi, la questione non è più tecnica. È politica.
Un settore enorme, quasi invisibile nel dibattito pubblico. Eppure i numeri parlano chiaro. L’Autorità Nazionale Anticorruzione dice che la ristorazione scolastica in Italia vale oltre 5,7 miliardi in quattro anni. Di questi, 1,4 miliardi sono domanda pubblica monitorata. L’Emilia Romagna è in testa con circa 400 milioni di euro (dati ANAC).
L’autorità nazionale anticorruzione (anac ), il 22 gennaio scorso ha bocciato il bando per la refezione scolastica pubblicato il 1 aprile 2025 dal Comune di bologna , parlando di “criticità in relazione ai principi di libera concorrenza, parità di accesso e tutela dell’iniziativa economica privata”, principi richiamati dal Codice dei contratti pubblici e riconducibili anche all’articolo 41 della Costituzione. Principi che garantiscono l’equilibrio tra potere pubblico e mercato. Il nodo centrale riguarda la scelta di concentrare l’intero servizio in un unico lotto.
Il sindaco Matteo Lepore, che un mese fa aveva respinto al mittente la bocciatura dell’ANAC con la presunzione di chi continua a raccontare una città modello, con un livello di refezione altissimo e pluripremiato per difendere un sistema che premia sempre gli stessi, adesso che si dovrà fare il nuovo bando , che cosa dirà?
Il suo assessore alla scuola, la settimana scorsa , ha annunciato la settimana scorsa che presto uscirà un nuovo bando per la ristorazione scolastica, che si atterrà alle indicazioni dell’ANAC. Ha anche aggiunto che “ci sono tanti gestori attenti alla ristorazione di Bologna e che vincerà il migliore”. Speriamo che sia davvero così. Perché, la concorrenza dovrebbe essere la regola, non l’eccezione; e la qualità dei pasti dei nostri bambini dovrebbe essere il nostro faro.
Elena Ugolini, 2 marzo 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


