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La farsa del modello italiano

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Gentili amici giallorossi, gentili accompagnatori con fanfara mediatica, gentili volponi e volpini di establishment editoriale e finanziario (quelli di voi che non hanno ancora scaricato il duplex Conte-Casalino), questa piccola lettera aperta serve a comunicare che molti di noi sono sfiniti a forza di ascoltare il vostro scioglilingua, la giaculatoria del “modello italiano”. Di grazia, in cosa consiste questo “modello”?

Primo. Abbiamo il tragico record mondiale dei morti, con un bilancio letteralmente da guerra, già ventimila decessi.

Secondo. Dopo oltre 70 giorni dalla dichiarazione dello stato d’emergenza, nessun italiano (né lavoratore autonomo né dipendente) ha ancora visto concretamente un solo euro. I gentili rappresentanti del governo, quando parlano in tv, si esercitano con il gerundio: “Stiamo facendo, stiamo provvedendo”. Peccato che i supermercati, alla cassa, non accettino gerundi.

Terzo. È stata solo decisa – con annunci smozzicati, un po’ per volta, come si fa per tenere buoni i bimbi lagnosi – una chiusura generalizzata, una reclusione semipermanente di persone e attività, accompagnata da tonitruanti interviste (non si è sottratto nemmeno il ministro dell’Interno in persona) per promettere sanzioni, controlli, check point, droni. Mancano solo (per ora, ma non vorrei dare idee) i cecchini sui tetti pronti a sparare.

E non ci siamo fatti mancare nemmeno le beffe: il sindaco di Roma, la stessa soave figura che ci ammoniva a stare a casa (ma parlando e registrando il suo video da un parco!), ha minacciato l’altro giorno di “pizzicare” gli eventuali trasgressori, con un linguaggio un po’ da zia, un po’ da svogliata supplente di matematica, un po’ da dirigente scolastica sindacalizzata.