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La folle guerra a Milano dei piagnoni statalisti

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Va bene tutto, ma il capovolgimento totale e impudente della realtà, il derubato che diventa rapinatore, la virtù che diventa vizio, no, è troppo. Lo dico da milanese, da persona che ci è nata, ci è vissuta a lungo, ci lavora tutt’ora: questa delirante guerra a Milano è offensiva anzitutto per chi la fa, colloca il Paese un gradino sotto rispetto all’ultima dittatura sudamericana. Da principio è stato il Ministro per il Sud Giuseppe Provenzano: “La capacità di Milano di essere protagonista delle relazioni e delle interconnessioni internazionali non restituisce quasi niente all’Italia”. E già qui si erano violati la lingua italiana e la logica elementare, visto che per “restituire” qualcosa bisogna prima averla ricevuta, mentre con ogni evidenza la centralità di Milano è figlia dell’intraprendenza e del dinamismo dei milanesi, non l’ha calata dall’alto nessun funzionario in nessun ufficio pubblico disperso in nessun’altra landa italica.

Ma la vetta del surrealismo anti-meneghino l’ha toccata la prima pagina del Messaggero: “Gli 11 miliardi non restituiti da Milano al Centro-Sud”. Avete letto bene, è il capoluogo lombardo che deve dei soldi al Meridione. Svolgimento dell’allucinato teorema: la fuga milanese di molti giovani cervelli del Sud, che comportano una maggior spesa pubblica per l’Istruzione destinata sotto la Madonnina. Ma buon Dio, da dove vengono le risorse per l’Istruzione, e in generale quelle a disposizione dello Stato centrale? In buona parte, dalle tasche dei milanesi e dei lombardi. Si chiama residuo fiscale, ha la resistenza alle ideologie (compreso lo straccionismo meridionalista, primo nemico dei meridionali) tipica dei numeri, indica la differenza tra i quattrini sottratti da un territorio sotto forma di tasse e quelli che vi ritornano sotto forma di servizi.

Bene, la Lombardia ha un residuo fiscale a sfavore di 54 miliardi l’anno, un unicum nelle società avanzate, un territorio che letteralmente mantiene gran parte della nazione, col contributo significativo ma molto minore di Veneto ed Emilia Romagna. La sola città metropolitana di Milano, e qui siamo all’inaudito, ha un residuo fiscale quantificabile in 11 miliardi l’anno (proprio la cifra che Il Messaggero indica come scippo polentone, forse il titolista era reduce da una notte brava). Per dare delle proporzioni, è pari al residuo dell’intera Catalogna, che anche per questo è in rivolta permanente contro Madrid.