Politica

La lettera a Meloni: “Cara Giorgia…”. Sgarbi ha deciso: vuole combattere

La mossa a sorpresa del critico d’arte che chiede: “L’antitrust indaghi sul governo”. E farà ricorso al Tar

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Vittorio Sgarbi (1)

“Cara presidente…”. È con una lettera a Giorgia Meloni che Vittorio Sgarbi, critico d’arte e sottosegretario di Stato alla Cultura, decide di mostrarsi combattivo dopo la decisione di volersi dimettere da ruoli di governo annunciata sul palco della Ripartenza 2024, la kermesse ideata da Nicola Porro. Il professore non è d’accordo con la delibera dell’Antitrust che l’ha costretto a un passo indietro e, come già promesso, farà ricorso al Tar. Intanto però combatte, almeno politicamente, anche contro chi nel governo non lo avrebbe difeso a dovere. Leggi il ministro Gennaro Sangiuliano, già accusato di aver passato all’Agcm due lettere anonime “senza prima parlarne con me”.

Piccolo riassunto: dopo le denunce pubblicate dal Fatto Quotidiano sulle sue attività di conferenziere e le lettere anonime recapitate sul suo conto, Sgarbi era in attesa del parere dell’Antitriust, convinto di essere dalla parte del giusto. Poco prima di salire arrivare a Milano per la lecture alla Ripartenza, però, ha ricevuto la delibera dell’Agcm che lo condannava ritenendo le sue conferenze in conflitto di interessi. Sgarbi ha riflettuto in volo, poi appena arrivato al Centro congressi della Fondazione Cariplo ha sganciato la bomba. “Mi dimetto, per non rendervi partecipi di un presunto crimine”. Un colpo di teatro che ha fatto parlare ad alcuni di una resa incondizionata ai suoi detrattori. E invece il critico d’arte intende combattere.

“L’Antitrust – si legge nella lettera – non ha detto «Non va bene questo o quell’attività della vita di Sgarbi», ma la sua «intera attività di scrittore, narratore curatore e storico d’arte» (e con ciò anche promuovere e vendere i propri libri, come anche tu hai fatto): cioè è la mia vita. Si tratta, come si capisce subito leggendone la forzata motivazione, di una decisione tanto «politicamente corretta», quanto giuridicamente scorretta. Nessun vero giurista comprende infatti per quale ragione tenere una conferenza su Caravaggio, partecipare o presiedere una tavola rotonda su Tintoretto, presentare un libro su Michelangelo, possa costituire una violazione dei limiti di legge, generando una incompatibilità con la funzione ministeriale, al punto da distorcerne il senso”. Il critico d’arte lo aveva già detto alla Ripartenza: se viene invitato, e pagato, per presentare questa o quell’altra mostra non è in virtù del suo ruolo di sottosegretario, ma perché si chiama Vittorio Sgarbi, è competente e attira pubblico. “Secondo le norme vigenti – spiega – occorre che l’attività «connessa» a quella ministeriale sia svolta in modo «professionale», e fa sorridere che uno possa, «per professione», autografare e presentare libri o inaugurare mostre, e che ciò possa distorcere la funzione pubblica”.

Il critico d’arte non intende entrare in polemica con Meloni. Questo l’ha detto anche venerdì scorso a margine della lecture su Michelangelo: Sgarbi ha riconosciuto il “garantismo” della posizione del premier e nella lettera spedita al Corriere torna a ringraziarla “per il comportamento da te tenuto nei miei confronti, sempre rispettoso, lineare e mai cedevole verso i molti e agguerriti oppositori che hanno imbastito una vera persecuzione giornalistica e televisiva (con la tv di Stato!) sperando, con me, di mettere in soggezione te e il governo da te presieduto”. Resta tuttavia il risentimento verso Sangiuliano che “ha promosso una indagine sul conflitto di interessi all’interno del governo (peraltro in base alla lettera anonima di un pluripregiudicato)” e resta la convinzione che “l’articolo 21 della Costituzione”, quello sulla libertà di parola, sconfessi di fatto l’Agcm. Per questo, Sgarbi chiederà “all’Antitrust che si estenda l’indagine a tutte le istituzioni, con gli stessi criteri”. Non per ritorsione, assicura, “ma per rispetto delle istituzioni alle cui decisioni io mi sono rimesso”. L’affare si ingrossa.

Franco Lodige, 5 febbraio 2024

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