Cronaca

La linea difensiva di Sempio ha un problema

Dai video inediti alle polemiche televisive, la difesa si gioca anche sul terreno mediatico. E mentre Cataliotti mantiene la calma, gli scatti dell’avvocata amica dell’indagato rischiano di trasformarsi in un boomerang

Angela Taccia ed Andrea Sempio

Dunque, sebbene la Procura di Pavia abbia nove mesi per richiedere il rinvio a giudizio di Andrea Sempio, secondo molte indiscrezione potrebbe farlo già nella prossima settimana. Nel frattempo i media e i social si stanno occupando di alcuni video inediti dell’indagato, registrato nel corso di molti anni, nei quali emergerebbe una personalità piuttosto complessa e, secondo alcuni osservatori, anche piuttosto fragile.

Comunque sia il contenuto di questi documenti, in cui Sempio parla sempre a sé stesso, è piuttosto discutibile, in particolare per tutto ciò che riguarda la sua visione dell’altro sesso. E ciò in un mondo dominato dal cosiddetto pensiero politicamente corretto non lo aiuta certamente ad accrescere la sua popolarità. Tuttavia, sebbene questo materiale audio-visivo non rappresenti certamente una prova di colpevolezza, unito insieme ai 21 indizi, che secondo gli inquirenti sono gravi e concordanti, esso non può che corroborare il movente sessuale indicato da questi ultimi, orientando in senso negativo l’opinione pubblica.

Ora, sebbene personalmente ritenga abbastanza solido l’impianto accusatorio – non so quanto esso possa bastare per una condanna, ma certamente sembra sufficiente per portare l’indagato di fronte ad una Corte di Assise -, da garantista spero che chiunque, compreso il peggior serial killer, venga difeso nel miglior modo possibile. Ebbene, in tal senso che credo che l’avvocato Liborio Cataliotti stia assolvendo con una certa efficacia il suo compito, che nell’era del processo mediatico non può esimersi dal portare avanti una battaglia legale parallela nei vari dibattiti in cui si discute fino allo sfinimento di questa lunga vicenda giudiziaria. Egli lo fa con un tono sempre pacato, cercando di portare avanti le sue considerazioni difensive con una invidiabile flemma anglosassone. In tal senso, pur essendo intervenuto in vari consessi televisivi, non mi risulta che abbia mai perso la calma, dando sulla voce al suo interlocutore di turno. E di questo occorre dargli merito.

Tutto un’altra metodica, se così la vogliamo definire, sta caratterizzando l’esposizione mediatica dell’avvocato Angela Taccia, amica storica di Sempio. Ella troppo spesso, quando il confronto si fa serrato, tende ad andare sopra le righe, arrivando a manifestare espressioni che mal si conciliano con il suo ruolo, come una certa malcelata collera, se non qualcosa di peggio. Tant’è che nel corso dell’ultima puntata di “È sempre Cartabianca”, in onda su Rete4, si è duramente scontrata con Caterina Collovati in merito ad alcune considerazioni del suo assistito, espresse in passato sullo stupro, che obiettivamente non possono godere eufemisticamente di un grande seguito, sebbene io sia il primo a dire che tutto questo non fa di Sempio un assassino.

Tuttavia, la Taccia ha accusato la giornalista di fare del populismo nello stigmatizzare tali affermazioni, e lo ha fatto con con una veemenza a mio avviso del tutto fuori luogo. Ora, il problema è molto semplice. Se infatti la difesa dell’indagato – molto saggiamente, considerando il peso non indifferente che l’opinione pubblica esercita sui casi mediatici – è molto presente nei vari talk onde far sentire le proprie ragioni, l’evidente aggressività intellettuale della Taccia, manifestata in ogni occasione, non credo che possa in alcun modo giovare alla posizione del suo assistito, anche in considerazione del fatto che i giudici popolari guardano la televisione come tutti gli altri cittadini comuni.

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In merito poi alla citata apologia dello stupro – sebbene contestualizzata nell’ambito di alcuni testi approfonditi da Sempio -, controbattere coloro che la stigmatizzano “tacciandoli” di fare del populismo, nell’era della neolingua progressista che ha riscoperto il patriarcato, rappresenta un grave errore comunicativo. Errore comunicativo paragonabile a quello dello stesso Andrea Sempio, che da alcune settimane spiega a chi lo intervista che, dopo aver approfondito le carte, si è fermamente convinto della colpevolezza di Alberto Stasi. Ma su questo avremo modo di tornare.

Claudio Romiti, 30 ottobre 2026

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