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La Littizzetto denigra la prof presa a pistolettate

Gli alunni sparano pallini di gomma alla prof, ma “Lucianina” dà la colpa a lei

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Cucinarsi i fenomeni può essere divertente e perfino terapeutico ma si arriva a un punto che la fenomenologia dei fenomeni supera la realtà e diventa incommestibile dunque tossica. Uno di questi fenomeni è, fin dal secolo scorso, questa Luciana Littizzetto detta Lucianina e non perché trattasi di comica stagionata ma in quanto pseudointelligente sdoganata, di quelle capaci di erogare a ciclo continuo supercazzole indigeribili; l’ultima ha a che fare con l’insegnante di Rovigo presa a revolverate in faccia, pallini di gomma, che vuoi che sia, nella complicità omertosa di una classe intera: bene, la nostra, ma più vostra, meglio ancora loro, Lucianina si lancia una una serie di luoghi comuni sconcertanti che rimescolano un minestrone ribollente vapori di antiautoritarismo, lotta di classe, don Milani, Nessuno tocchi Caino, io speriamo che me la cavo, questione meridionale, questione sociale, tutto rigorosamente senza senso e in palese contraddizione una frase dopo l’altra.

Basterebbe l’incipit: “Il gesto è assurdo e violento, però la gestione (sic) della professoressa non so se è stata utile”. Eccolo lì pronto, il però del benaltrismo, che qui è già peraltrismo, discorsi a pera. Siamo già all’avvitamento, seguono ulteriori assiomi lunari: sono folli, sono brutali, però non dipende da loro, però ciò che hanno fatto è “assolutamente da punire”, però la colpa è di chi si è preso la raffica di gommini negli occhi e sui denti. Come volevasi dimostrare: da punire è la vittima. Nessuno tocchi il bambino, nessuno se la pigli col bullo anzi con la classe bulla. Anche perché, e arriva il delizioso tocco narcisistico, quando in cattedra stava Lucianina “c’erano delle classi particolarmente turbolente, tiravano gessetti, ma non ho mai pensato di denunciare”. Certo, i gessetti a pigliarli storti fanno più male dei piombini in faccia. “Era una faccenda mia e delle scuola e mi dicevo: o imparo a gestire le classi difficili o è meglio che cambi mestiere”. L‘ha cambiato, è diventata comica di regime. Però questa è logica mafiosa, i panni sporchi si lavano in casa, denunciare mai se ci sono di mezzo dei giovani mascalzoni che feriscono colleghe (donne). Mentre nel caso di una smanacciata su culo femminile va sempre fatto, e se si tratta di una pentita del meretricio cinematografico o televisivo c’è tempo anche dopo 50 anni. Bella morale, davvero. Un po’ comunista, magari.

Vedi gli statalisti rousseauiani: più li regolamentano e più godono, anche a mezzo greenpass, però all’occorrenza non servono tante norme, leggi, discipline, denunce, menate varie: basta seguire l’esempio di Lucianina, alla quale nessuno ha mai sparato forse perché insegnava flauto dolce, forse perché non ne valeva la pena, gli adolescenti sanno essere ormonali, cinici, superficiali. “Non esiste una classe ingovernabile, esistono professori molto bravi con cui i ragazzi stabilicono una relazione ed altri che non ci riescono”. Storie!, sbotterebbe Tex Willer: lo andasse a dire in certi istituti di certi quartieri-polveriera. Due giorni fa a Modena un insegnante è finito un ospedale con un infarto dopo l’aggressione di due balordi che gli fumavano in faccia e non accettavano rimproveri. Anche quello era inadeguato?

Questa è gente che, a lungo andare, purtroppo anche in onda, ha perso completamente la trebisonda. Poi dice che al Pd non lo vota più manco l’elettorato storico degli insegnanti e categorie un tempo a prova di bomba atomica, di ortodossia trinariciuta. Certo se i testimonial sono di questa caratura…

“Se riesci a creare questa sensazione [di complicità] non ti sparano con la pistola ad aria compressa”. Non si può sentire una roba così, è difficile perfino smontarla tanto è vaneggiante: Littizzetto apparecchia schemi teorici e ne trae la convinzione che funzionino, la sua è la solita un’equazione ideologica: se io dico e faccio questo, la realtà va a posto; se la realtà non si adegua, io insisto, costi quel che costi, tanto a pagare sono gli altri, in corso Sempione c’è la vigilanza e con la pistola ad aria compressa non passa nessuno. Non è quello che è successo col regime sanitario?

Nulla conforta le convinzioni lucianine e tutto le smentisce: fa niente, la spocchia di sinistra non tiene conto di topiche e controprove fattuali, ascolta solo la sua stessa voce, marcia sempre avanti verso il sol dell’avvenir, in una totale, alienata, agghiacciante avulsione dal reale. “Questo ci deve far riflettere” predica la intrattenitrice piddina senza accorgersi che è proprio ciò che non sa fare lei, posto che riflettere significa inquadrare una realtà per quella che è traendone conclusioni, e magari anche alternative, compatibili con detta realtà. Non le fughe in ordine sparso, le formule in libertà di chi si percepisce sempre in diritto-dovere di sparar cazzate. Se dici che “l’aggressività è assolutamente da punire”, non puoi concludere che tutto deriva da presunte inadeguatezze dell’insegnante (che ha finito per venire massacrata). È un controsenso, un non senso che non sta in piedi, che non c’è modo di armonizzare.

Tanto strazio logico – analitico, comunque, non si giustifica con le carenze di una buona fede che tradisce i propri limiti; c’è dell’altro e dell’opposto, c’è il solito sforzo di chi cerca di dissimulare lo stravolgimento della realtà per non tradire i dettami del moralismo comprensivo di sinistra. Sciocchezza o malizia che sia, la contorsione affiora lo stesso: quello che Littizzetto sta insinuando, senza ammetterlo davvero, è che quella insegnante di Rovigo non è come lei: non ci sa fare, è certamente una di destra, una reazionaria inetta, non sa motivare la classe, è arida e odiosa, non mostra “empatia” verso gli alunni, dunque la reazione comune è scontata; non propone percorsi alternativi, non parla di Marx, Lenin, Sendero Luminoso, Lukàcs, Mao, i francofortesi, la Nuova Sinistra, non intrattiene con la Beat Generation, Kerouak, Negri, Viale, Lotta Continua, Giovanni Marini, Paolo Pietrangeli, Faber, Gaber, Madame, Greta ed Elly Schlein. È solo una vecchia rompicoglioni che non sa fare il suo mestiere e che, dopo essersi presa una sventagliata in faccia, ha addirittura preteso le scuse e, non avendole ricevute da nessuno, ti giuro nessuno, colleghi inclusi, genitori compresi, che anzi l’hanno insultata e minacciata (che doveva fare di più? Farsi ammazzare?) si è decisa a denunciare, da meschina qual è.

Magari la malcapitata prof di Rovigo è angolosa sul serio, magari non sa spiegare ma questo cosa c’entra? Come può in alcun modo non diciamo legittimare, ma neppure spiegare cosa le è capitato? Come non vedere in una scolaresca che spara addosso a un professore una deriva agghiacciante, che non si può contestualizzare (cioè nobilitare) in alcun modo? Che, siamo ancora ai compagni che sbagliavano, ma neanche tanto, di brigatistica memoria?

Comunque, visto che la responsabile, la colpevole è lei, la sparata, non le resta che un modo per rimediare: cura Lucianina, ogni fine settimana un paio d’ore di wokecancelpolitically correct nella clinica psichiatrica di “Che tempo che fa”. Se non rinsavisce neanche così, le resta solo la sedia elettrica. E non di gomma.

Max Del Papa, 23 gennaio 2023