
La maggioranza dei ragazzi non sa neanche che il 22 e 23 marzo si andrà a votare per il referendum; se lo sa, non ha neanche letto i quesiti e, se li ha letti, ha comunque un’unica certezza: chi vota SÌ è contro la Costituzione. E infatti, stando al sondaggio di YouTrend/SkyTg24 del 6 marzo, circa il 60% delle persone che hanno tra 18 e 34 anni voterà NO. Una maggioranza schiacciante che non si ritrova nelle fasce d’età successive.
Ma da dove viene questa convinzione? C’è un clima diffuso in cui le falsità sembrano diventare verità semplicemente perché vengono ripetute più volte. “Votare sì significa andare contro la Costituzione, votare sì significa sottomettere la magistratura alla politica”. In poche settimane i motivi per cui è stata fatta la riforma e si dovrebbe votare “sì”: rendere migliore la giustizia attuando il principio costituzionale del giusto processo e delle terzietà del giudice rispetto all’accusa, sono diventate attraverso un’operazione di vera manipolazione mediatica le ragioni per cui si dovrebbe votare “no”.
La manipolazione dell’opinione pubblica è un’arte che si esercita con la ripetizione ossessiva di affermazioni non vere, rese convincenti solo perché professate da persone che, soprattutto sui social, esercitano un’influenza enorme sui giovani. E infatti, a chi si chiedono chiarimenti? A comici, cantanti, attori, scrittori che, senza avere la minima competenza sui temi di cui trattano, stanno contribuendo a questa mistificazione della verità.
Leggi anche:
- “Votare No è femminista”. La farsa di Mannoia e socie
- Questi non si reggono più: l’agghiacciante video di Manuel Agnelli
Poche sere fa ho ascoltato Antonio Baldassarre, Presidente emerito della Corte costituzionale, un ottantacinquenne con l’energia di un ragazzo. Ha spiegato che è stato il fascismo a voler conservare e rafforzare l’unione delle carriere dei magistrati per poter controllare meglio i processi. La carriera unica rispondeva all’idea fascista di una “autorità giudiziaria unitaria“, funzionale a un sistema penale autoritario che fondeva funzioni di accusa e giudizio. Baldassarre ha fatto capire bene che i Padri Costituenti avevano previsto di far approvare il provvedimento per la separazione delle carriere cinque anni dopo la promulgazione della Costituzione per motivi di opportunità; ha poi raccontato della forte politicizzazione dei magistrati a partire dagli anni ’60 e ’70, dell’organizzazione delle correnti all’interno della magistratura come veri e propri partiti, e di quando ha scelto di tagliare con il PCI, di cui era il principale esperto giuridico, per i legami strettissimi tra il partito e alcuni magistrati.
Non si tratta di suggestioni. Si trova tutto scritto nel libro Guerra civile di Giovanni Pellegrino e in una sua recente intervista al Corriere della Sera dove ha raccontato che il PCI si trovava regolarmente in via delle Botteghe Oscure con i magistrati “amici” e che Luciano Violante in uno di quegli incontri aveva rassicurato Massimo D’Alema con queste parole: “Tangentopoli non toccherà il PCI“.
Ma questa storia non viene insegnata tra i banchi di scuola. La politicizzazione delle superiori è avvenuta in parallelo a quella della magistratura, con effetti devastanti sul piano dello sviluppo del pensiero critico. Si considera “legittima”, giusta, equa, solidale solo una parte. Ed è legittimo screditare chi non segue i luoghi comuni e cerca di capire come stanno le cose.
È emblematica la noncuranza con cui, pochi giorni fa, al Liceo Galvani di Bologna, lo storico e blasonato liceo della città, è comparso l’invito a un incontro della CGIL per il NO. Il genitore che se n’è accorto ha fatto subito i due screenshot e lo ha segnalato al preside, che prontamente lo ha rimosso dalla pagina e ha dichiarato che si era verificato un “errore materiale dell’assistente amministrativo”. La giustificazione del dirigente scolastico non cancella il sospetto che si sia trattato, invece, di un tentativo consapevole di fare propaganda. E mentre le parole usate per minimizzare l’accaduto voleranno via col vento, quella comunicazione, assolutamente fuori luogo, resterà nelle menti di chi l’ha letta, associata alla propria scuola. Non è un caso che nello stesso liceo pochi mesi fa una mamma si è sentita rifiutare una giustificazione per un’assenza della figlia, perché invece di scrivere “sciopero” nelle motivazioni, aveva detto la verità: non era potuta entrare a scuola perché le era stato negato di farlo da chi scioperava.
È di mercoledì 11 marzo un altro episodio che fa capire bene il clima che si respira in città, dove è stato impedito che si tenesse un convegno a sostegno del SÌ al referendum presso la Facoltà di Giurisprudenza, in via Belmeloro. Arrivare a tappare la bocca degli studenti perché la pensano diversamente, è veramente inaccettabile. Ma la questione non è certo limitata alla città di Bologna. Basti pensare a quanto accaduto il 18 febbraio nella scuola Olivetti di Ivrea dove, come denunciato da un gruppo di studenti, un incontro tenuto durante l’orario scolastico e nel quale si doveva trattare, in modo puramente informativo, il tema del referendum si è trasformato in un comizio a senso unico per il NO, nel quale non sono state ammesse obiezioni o pareri contrari.
La scuola dovrebbe essere il luogo dove si è aiutati a capire in profondità i problemi; dovrebbe essere il luogo dove si fa maturare quello spirito critico che prende le mosse dal rispetto della libertà e porta a comprendere come stanno le cose, cercando di capire che cosa corrisponde di più al “bene comune”. Ma, evidentemente, non è così.
Capisco che, per i magistrati, sarebbe meglio che non si intervenisse sullo status quo e sul potere che hanno, capisco che per l’opposizione sia troppo allettante votare NO per cercare di minare la stabilità del governo (anche se questa riforma non è certo lontana da pensiero di molti che ora la osteggiano), e capisco però, che se si potesse andare a votare abbandonando i pregiudizi e stando al merito delle cose, faremmo un grande regalo ai nostri figli.
Elena Ugolini, 18 marzo 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).