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La manovra delle tre carte

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Questa legge di Stabilità si è rivelata tecnicamente un gioco delle tre carte. Non solo per colpa dell’attuale esecutivo. Ma per come, dal 2011, sono disegnate le cosiddette clausole di salvaguardia: una cambiale che tutti i governi cercano di cancellare, ma riescono a fare solo di anno in anno. Questa legge di Stabilità è stata realizzata in fretta e furia, come ci hanno ripetutamente detto dalle parti del governo, per disinnescare le famigerate clausole di salvaguardia da 23 miliardi.

Si tratta di una sorta di cambiale che l’esecutivo Conte bis doveva pagare e che avrebbe comportato l’aumento dell’Iva e di alcune accise sulla benzina se non fosse stata saldata. Il ministro dell’Economia l’ha definito brillantemente, dal punto di vista mediatico, il conto del Papeete. Insomma, una responsabilità di Matteo Salvini. Così ovviamente non è Salvini&DiMaio, complice il primo Conte, avevano ereditato dal precedente governo un conto da 19 miliardi, e semmai il loro conto aggiuntivo si limitava a 4 miliardi. Tanto, troppo. Senz’altro. Ma come definire allora il conto che Gualtieri, Conte e Franceschini ci lasciano per il 2020 e 2021? Il Conte bis non ha disinnescato una nuova cambiale che gli esecutivi in carica nel 2020 e nel 2021 dovranno saldare, pena consueti aumenti dell’Iva e delle accise sulla benzina. Per l’anno prossimo le clausole di salvaguardia da disinnescare sono pari a 20,1 miliardi e per il 2021 sono pari alla bellezza di 27.

Ecco perché quella di oggi è una manovra delle tre carte, perché se ne nascondono abilmente due, così da ingannare l’opinione pubblica. La sintesi è che con la manovra di quest’anno abbiamo fatto più deficit, abbiamo aumentato le imposte, abbiamo tagliato un pezzettino di cuneo fiscale e abbiamo di nuovo ipotecato il nostro prossimo futuro. Una roba da pazzi. Se questo governo dovesse essere in carica anche a novembre dell’anno prossimo, si troverebbe un nuovo macigno da 20 miliardi da dovere disinnescare. Non potrà più parlare del Papeete, ma a quel punto che trovata spunterà dal cilindro della propaganda macroeconomica?