Non vogliamo avere la presunzione di sostenere che Giorgia Meloni ci abbia dato ascolto. O meglio: che abbia dato ascolto al suggerimento di Nicola Porro, pubblicato anche su queste colonne. L’idea era semplice, ed evidentemente anche realizzabile: abolire il bollo auto, così come Silvio Berlusconi aveva cancellato l’altrettanto odiosa imposta sulla casa.
La mossa del governo, che oggi ha varato l’addio alla tassa sui mezzi a motore (di piccole e medie dimensioni, oltre ai motocicli), è valida per diversi motivi. Da un punto di vista economico, perché riconsegna nelle tasche degli italiani una cifra tangibile che ogni anno fa infuriare ogni buon padre di famiglia (o madre che dir si voglia). Ma perché dovrei pagare una tassa su un bene che ho già comprato versandoci l’Iva? Eliminarla significa garantire alle famiglie una spesa in meno: conosciuta, riconoscibile, applicata a (quasi) tutti. Trasversale. Non un taglio delle imposte piccolo e diffuso, come quelli che in questi quattro anni il governo ha realizzato, dal taglio del cuneo fiscale alla revisione degli scaglioni, anche senza ottenere il dovuto riconoscimento.; ma un intervento su un bene, l’auto, che quasi tutti utilizzano, acquistano e mantengono e sul quale si paga(va) in media una patrimoniale da 200 euro all’anno.
C’è poi una questione più smaccatamente politica. Meloni deve aver compreso la lezione del Cav, che con la promessa di cancellare l’Ici recuperò tutto il distacco da Romano Prodi (chi di voi non ricorda quell’annuncio in diretta tv?) e che poi gli consegnò, di fatto, il governo del Paese un paio di anni dopo. La premier, dicevamo, deve aver capito che è molto più facile – nei talk show, in piazza, sui giornali – raccontare l’addio all’odiosa tassa sui mezzi di trasporto che 20 miliardi di riduzioni fiscali dispersi in mille rivoli. Rivoli spesso costosissimi per lo Stato, ma magari poco percepibili da larga parte dei contribuenti.
Ci sarà qualcuno che andrà a spaccare il capello. Contesterà gli 80 kW scelti come soglia massima per ottenere l’agevolazione. Storcerà il naso di fronte al fatto che ogni cittadino avrà diritto a un solo taglio, anche se possiede due automobili (per i motocicli, invece, non ci saranno discriminazioni). Ma a caval donato non si guarda in bocca. E poi, chissà: se la misura dovesse ottenere buoni risultati, non è detto che in futuro non possa essere ampliata: i retroscena dicono che se trovassero altre risorse potrebbero aumentare la soglia dei kw.
Le risorse, appunto. Ci sarà infatti da valutare il nodo delle coperture. Come aveva già indicato Nicola Porro nel suo appello a Meloni, l’importante è che non si faccia il gioco delle tre carte: abolisco qui, ma aggiungo di là. L’unico modo per rendere effettiva l’abolizione del bollo auto sarà trovare tagli alla spesa che permettano di ristorare le Regioni, alle quali vanno gli introiti della tassa sul possesso. Nel testo del decreto si legge che nel 2027 verrà previsto “un trasferimento complessivamente pari a 2.293,5 milioni di euro a titolo di compensazione della riduzione del gettito”. Le stime per l’abolizione totale della tassa parlano, in realtà, di una cifra più alta: tra i 6,5 e i 7 miliardi di euro. Ma Meloni promette: “Non stiamo varando un provvedimento che deve pagare qualcun altro”. L’obiettivo, ovviamente, sarà renderla strutturale. E non solo per il 2027.
Giuseppe De Lorenzo, 16 settembre 2026
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