in

Verso il voto

La minaccia di Ursula: “Elezioni in Italia? Se vanno male, abbiamo gli strumenti…”

Von Der Leyen parla esplicitamente delle elezioni politiche italiane. E si scaglia contro la destra

Dimensioni testo

: - :

Democrazia o Stato d’eccezione? Per la presidente della Commissione Europea, Ursula Von Der Leyen, pare che la prima valga solo per i governi di sinistra, mentre il secondo, ovviamente, per la coalizione di centrodestra.

Spieghiamoci meglio. Nella giornata di ieri, in un intervento all’università di Princeton, a pochi chilometri da New York, la leader comunitaria ha parlato proprio delle elezioni politiche italiane di domenica, esprimendosi sulla possibile vittoria di Meloni, Salvini e Berlusconi. Il concetto del discorso è a dir poco agghiacciante: la possibilità che Palazzo Chigi, dopo undici anni di assenza, possa ritornare in mano a quelle che, dispregiativamente, vengono chiamate “le destre”, non sembra andare giù ai piani alti di Bruxelles: “Vedremo l’esito del voto. Abbiamo avuto elezioni anche in Svezia (dove hanno trionfato i sovranisti). Il mio approccio è che qualunque governo democratico sia disposto a lavorare con noi, noi lavoriamo insieme”, sottolineando più volte l’aggettivo “democratico”.

Ursula vs destra

Insomma, secondo Von Der Leyen, c’è il rischio che l’Italia torni sotto il controllo di una coalizione post-fascista, autoritaria, schierata contro le istituzioni europee: “Se le cose vanno in una direzione difficile – ho già parlato di Ungheria e Polonia – abbiamo gli strumenti. Se invece vanno nella direzione giusta, allora i governi responsabili possono sempre giocare un ruolo importante”. E quale sarebbe la “direzione difficile”? Ma soprattutto: a cosa allude la presidente quando parla di “strumenti”? Forse, nostra supposizione, tra questi potrebbe esserci proprio la mannaia dello spread, accresciuto fino a 500 per portare Berlusconi a dimettersi dalla guida dell’Italia nel 2011, e aumentato durante l’anno e mezzo di governo giallo-verde, quando i grillini rappresentavano l’euroscetticismo del Paese. Oppure, ipotesi ancor più plausibile, si potrebbe parlare di un taglio ai fondi europei, per esempio in tema di Pnrr, soldi che dovrebbero arrivare da Bruxelles alle stanze dei bottoni di Roma. Ma queste sono solo nostre previsioni, che non hanno riscontrato una conferma esplicita da Ursula Von Der Leyen.

O con noi, o contro di noi

Al di là dei giochi di parole, però, pare che invece sia Bruxelles ad incarnare uno dei motti post-fascisti d’eccellenza: o con noi, o contro di noi. Se la destra rimarrà alle regole del gioco europeo, tralasciando i dubbi che, per esempio, Polonia e Ungheria manifestano in sede comunitaria, allora l’Ue garantirà vita facile. Al contrario, si useranno i famosi “strumenti”…

Eppure, tralasciando qualsiasi preoccupazione europea per la tenuta dello Stato di diritto, il centrodestra governa la maggior parte delle regioni italiane, tra cui i motori economici Lombardia e Veneto. Non pare che i cittadini di Milano, Brescia, Venezia o Verona soffrano decisioni pubbliche illiberali, autoritarie, contro il rispetto dei diritti costituzionalmente tutelati.

La destra “fascista”

Se proprio vogliamo vedere, invece, il tanto conclamato “Stato di diritto” è stato violato dal governo giallorosso di Giuseppe Conte, chiudendo a chiave 60 milioni di italiani nelle loro case; oppure, dal medesimo governo Draghi, ponendo restrizioni e certificazioni verdi al di fuori del campo di legittimità costituzionale.

Ma il canto non cambierà mai: la destra è sporca, fascista e cattiva. Così fu per Trump e per Le Pen, così sarà per Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Non conta che, all’interno del programma della coalizione, venga affermata la piena appartenenza dell’Italia all’Unione Europa e all’alleanza Nato; non conta che Giorgia Meloni sia tra le più convinte leader italiane a sostenere la causa ucraina; non conta che i maggiori rapporti con la Russia siano tenuti dai leader socialisti del nostro continente. Nulla di tutto ciò ha rilevanza: la destra sarà sempre e comunque fascista. E menomale che sono loro i “democratici”.

Matteo Milanesi, 23 settembre 2022