Cronaca

La nuova frontiera della censura Pro Pal: prof israeliano silurato “a sua tutela”

I Pro Pal minacciano il blocco delle università? Il magnifico rettore del Politecnico si piega. E il prof che definisce l'Idf "pulita" viene sospeso

professore israeliano Politecnico di Torino
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Il professor Pini Zorea non ha affermato pubblicamente che Israele fa bene a uccidere tutti i palestinesi di questo mondo. Non ha neppure detto che l’Idf non sbaglia mai.  Né che l’unico gazawo buono è un gazawo morto. Ha solo spiegato agli studenti che lo contestavano interrompendo una sua lezione al Politecnico di Torino che avrebbe voluto “liberare la Palestina ma da Hamas” e che, in base alla sua esperienza, l’esercito israeliano “è il più pulito del mondo”. Una frase, tutt’altro che offensiva (e neppure platealmente falsa), espressa cercando a lungo il termine più giusto per non creare scompiglio. E soprattutto: è un’opinione, che può essere contestata, ma che se porta alla sospensione del corso da parte del rettore puzza tanto, ma tanto, di censura.

Ora, la storia la conoscete e ve la abbiamo raccontata qui. Quello che non sapete, però, è che oggi il magnifico rettore Stefano Corgnati è tornato alla carica per difendere la sua assurda scelta di silurare il prof. E la spiegazione è pure peggio del fatto in sé. “La sospensione del corso è stata decisa per due motivi: il contenuto inappropriato delle parole del professore e il loro impatto in un contesto sociale complesso. In una situazione di tensione generale, il provvedimento ha anche un valore di tutela: prima di tutto per il docente ospite, poi per gli studenti e l’ateneo”. Cioè, capito? Il prof afferma semplicemente che al mondo non c’è esercito più attento ai civili (immaginiamo intendesse questo) e per una banale, innocua opinione viene silurato “a sua tutela”. A sua tutela? Intanto il magnifico rettore ci dovrebbe spiegare perché sarebbero “inappropriate le parole” del docente: non è forse vero che l’Idf informa preventivamente i civili? È forse “più pulito” l’esercito iraniano? O quello americano? O quello di Hamas? E poi se un prof deve essere tutelato, vuol dire che il problema non è lui ma quei movimenti ProPal che – di fronte a queste parole – avrebbero potuto fare chissà cosa. Ma piegarsi preventivamente a certa violenza sa di disfatta del libero pensiero di cui l’università dovrebbe essere la sede. Ancor di più se, come confessa il rettore, il tutto si basa solo sulla visione “di un pezzo” del video incriminato senza “ricostruire il contesto”.

Ps: peggio del rettore c’è forse solo il giornalista del Corriere che riesce a scrivere la seguente frase. “In sostanza, sembra che il rettore Stefano Corgnati si sia trovato di fronte a una scelta inevitabile: non solo per le frasi pronunciate dal professor Pini Zorea quanto per le possibili agitazioni che sarebbero potute emergere all’interno del Politecnico senza una decisione simile. A maggior ragione poco prima dello sciopero generale del 22 settembre e con il «blocco delle università» minacciato quasi ogni giorno dagli attivisti pro Palestina”. Inevitabile. I violenti minacciano violenza e l’Ateneo deve piegarsi a cacciare un professore. Benvenuti nel nuovo mondo.

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