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La politica americana e la sindrome del Watergate

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Speciale zuppa di Porro internazionale. Grazie a un nostro amico analista che vuole mantenere l’anonimato, il commento degli articoli tratti dai giornali stranieri.

Jamelle Bouie, uno dei tanti commentatori ultraliberal (scuola Slate) del New York Times partecipa alla campagna del giornale newyorkese contro il segretario della Giustizia e procuratore generale William Barr che avrebbe nascosto il pensiero di Robert Mueller non rivelando il “contesto” delle conclusioni dello special counsel coprendo così gli indizi contro un Donald Trump che meriterebbe una piena inchiesta del Congresso e naturalmente l’impeachment. Barr, dice Bouie, sarebbe un uomo di partito che in tante occasioni avrebbe, da un caso di rapimento al processo a Noriega, ostacolato l’Fbi. Non c’è da sorprendersi che i più scatenati opinionisti radicali alzino il tono dello scontro in questo modo.

Un po’ colpisce per ’imbarazzo seguito da troppi silenzi dell’ala pensante dell’establishment democratico (compresa quella parte che alberga a Manhattan) che non coglie bene le contraddizioni non tanto di Barr quanto di Mueller: specialmente il rifiutarsi di quest’ultimo di assumere una scelta responsabile sull’eventuale ostruzionismo di Trump alla giustizia, giustificata con il lasciare quest’onere al Congresso. Ma perché uno viene incaricato di ricercare la verità se non può trarre le conclusioni sulla sua indagine? Alla fine il comportamento dello special counsel ricorda molto quello di James Comey su Hillary Clinton, ritenuta colpevole di abuso per aver distrutto le mail per la quale era indagata ma poi di fatto assolta con una ramanzina invece che con una richiesta di decisione da parte del Congresso, per poi essere sfregiata con una vaga accusa di un ulteriore abuso a qualche giorno dal voto, quando i sondaggi più credibili davano una possibilità di vittoria a Trump.

Tutto ciò indica nella principale agenzia americana a garanzia del rispetto della legge una tendenza a fare politica. Questa tendenza naturalmente in parte è inevitabile ma per altro verso sta assumendo una dimensione inedita anche rispetto a un passato dominato da figure molto ingombranti come J. Edgar Hoover. E questa nuova tendenza potrebbe diventare ancora più evidente se procederà l’indagine del Senato a maggioranza repubblicana su un eventuale spionaggio manipolatorio sulla campagna elettorale di Trump da parte di varie istituzioni statali, un’inchiesta minacciata ma nello stesso tempo frenata per evitare di sfasciare ancor di più il sistema inquisitorio degli Stati Uniti.