“La politica ferma i soccorsi”. Ma il contrammiraglio smonta la bufala

Il contrammiraglio Aniello Cuomo risponde al collega Vittorio Alessandro, intervistato da tutti i giornali: “Informazioni senza riscontro”

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Il profondo dolore suscitato dal naufragio di migranti sulle coste calabresi non ha impedito le polemiche politiche e le temerarie negative valutazioni, ancorché mascherate da favorevoli parole di circostanza, nei confronti di un’istituzione come il Corpo delle Capitanerie di Porto-Guardia Costiera di provata integrità e valore, anche da parte di chi ne abbia fatto parte.

Dopo la tragedia di Crotone numerose sono state le interviste rilasciate dal contrammiraglio in quiescenza Vittorio Alessandro in merito alla gestione dei soccorsi conseguenti al naufragio.
Nelle numerose interviste che egli ha rilasciato ha in sostanza dichiarato che “in mare di fronte ad un’imbarcazione così come è stata fotografata e descritta da Frontex si fa il soccorso”, affermando perentoriamente che i rilevatori termici dell’aereo di Frontex “hanno detto che c’erano persone a bordo…tante” e quindi da salvare, per cui in una simile ipotesi non averlo fatto avrebbe costituito “un errore molto grave”; ha ipotizzato che i mezzi delle Capitanerie, fatti salvi gli accertamenti della magistratura, non sarebbero usciti perché presumibilmente non sarebbe stata valorizzata “quella che nei protocolli del soccorso è una regola fondamentale, quella per cui si deve sbagliare per eccesso e mai per difetto” per cui un’ imbarcazione di quel tipo andasse soccorsa; che negli ultimi anni “sono stati stabiliti dei procedimenti, delle prassi che hanno sicuramente appesantito l’attività di soccorso” perché in materia di soccorso ai migranti il centro di coordinamento dei soccorsi deve attendere il placet del Ministero dell’Interno, un placet di polizia, per cui la qualifica di tali operazioni come operazioni di polizia o di soccorso diventa una scelta politica.

Per approfondire

Come è evidente dalle dichiarazioni rese ai giornali ed agli altri mezzi di informazione, pur scaricando l’intera responsabilità del tragico evento sull’attuale politica di governo, ha di fatto surrettiziamente fornito un’immagine negativa del Corpo di cui fino al 2012 ha fatto parte, fornendo informazioni che non trovano riscontro alcuno nelle norme in materia e nell’operato del Corpo che così come rappresentato appare come una istituzione debole in balia dei capricci della politica.

Nelle sue perentorie affermazioni, Vittorio Alessandro ha completamente ignorato che chi, in sede centrale o periferica ha ricevute le notizie fornite da Frontex o dalla Guardia di Finanza, ha sicuramente effettuate le pertinenti valutazioni in merito all’attivazione di una procedura di soccorso che tuttora, nel caso di navi di migranti, viene attivata anche quando l’imbarcazione non versi in una situazione di immediato e concreto pericolo di affondamento ma che si presenti sovraccarica; senza un equipaggio di professionisti; manchi delle dotazioni di sicurezza, di viveri ed acqua a sufficienza ovvero con persone a bordo meritevoli di assistenza medica: è presumibile ritenere che dalle notizie pervenute alla Guardia Costiera, tali presupposti non sono stati ritenuti sussistenti, ma di ciò si occuperà la magistratura, per cui non sono ammessi processi sommari. Ha altresì ignorato che le norme e le discendenti procedure di soccorso e la sensibilità ed il grande senso di solidarietà umana e marinara di tutti gli uomini e le donne del Corpo non sono per nulla mutati e che il Corpo, dopo il suo congedo, risalente all’anno 2012, non è cerebralmente morto, come di recente ha dimostrato durante la sua audizione alla Camera dei Deputati l’ammiraglio Aulicino del Comando Generale delle Capitanerie di Porto, la cui relazione costituisce una chiara smentita di tutte le tesi dell’ammiraglio Alessandro.

Per approfondire

Un ulteriore e finale considerazione si impone sulla percezione del soccorso e della salvaguardia della vita umana in mare da parte di tutti gli uomini e le donne del Corpo delle Capitanerie di Porto.
Essi, nessuno escluso, percepiscono la salvaguardia della vita umana in mare come un remoto basilare principio di solidarietà umana e marinara dall’indiscutibile sacralità che viene inteso come un vero e proprio diritto naturale che, come afferma Antigone nell’omonima tragedia di Sofocle, prevale sulle leggi dei mortali e la cui violazione non può essere indotta dalla paura di “nessuno fra gli uomini”, siano essi i ministri o il presidente del Consiglio.

Per gli uomini e le donne delle Capitanerie di Porto-Guardia Costiera la salvaguardia della vita umana in mare, oltre a costituire un imperativo giuridico, è una legge soprannaturale scolpita nei loro cuori, per la gran parte dei quali, parafrasando Don Milani, è la legge di Dio, per altri è la legge della coscienza, immune da qualsiasi pressione politica e che nessuno fra gli uomini può avere la forza di cancellare.

Contrammiraglio (CP) r. Aniello Cuomo, 8 marzo 2023

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