Cronaca

La polizia si ribella a Repubblica: “Le violenze? Ma quale allarme ignorato”

Il capo dell'antiterrorismo Pifferi smentisce la ricostruzione del quotidiano sugli scontri del 17 e 18 ottobre: "Le informazioni subito condivise". E spiega perché non tutte le devastazioni potevano essere evitate

La polizia respinge al mittente la ricostruzione di Repubblica sulle devastazioni del 17 e 18 ottobre. Nessun allarme ignorato, nessuna sottovalutazione delle informazioni raccolte dall’intelligence. A prendere posizione è Lucio Pifferi, direttore centrale della Polizia di Prevenzione e coordinatore dei servizi antiterrorismo della Polizia di Stato, che interviene per fare chiarezza sulla gestione delle informazioni precedenti alle violenze che hanno sconvolto Milano e altre città del Nord Italia. Una risposta netta, che stronca senza mezzi termini la lettura proposta dal quotidiano.

Il riferimento è a un articolo pubblicato oggi da Repubblica, a firma Giuliano Foschini, secondo cui i servizi segreti e la Polizia di prevenzione avrebbero avvertito il Viminale già 48 ore prima degli assalti. Nel corso di una riunione del Comitato di analisi strategica antiterrorismo sarebbero stati individuati due profili social impegnati a mobilitare migliaia di giovani, con particolare attenzione ai rischi per Milano. Un allarme che, secondo la ricostruzione del quotidiano, non avrebbe trovato un’adeguata risposta sul piano della prevenzione.

Ma a smentire l’ipotesi di una sottovalutazione è proprio chi presiede il comitato chiamato in causa. “Sono io il Presidente del C.A.S.A., comitato di analisi strategica antiterrorismo e posso affermare con certezza che le informazioni raccolte dalle forze di Polizia e dalle agenzie di intelligence vengono con immediatezza messe a sistema da parte dell’Ufficio Ordine Pubblico del Dipartimento della Pubblica Sicurezza e sul territorio dalle Autorità di Pubblica Sicurezza senza alcuna sottovalutazione“, la sottolineatura di Pifferi.

Una puntualizzazione tutt’altro che secondaria. Il vertice dell’antiterrorismo non nega l’esistenza delle segnalazioni preventive, ma respinge la tesi secondo cui sarebbero state trascurate. Le informazioni, assicura Pifferi, sono state condivise tempestivamente con gli uffici e le autorità competenti. Altra questione è la possibilità di impedire materialmente ogni episodio di violenza, soprattutto davanti a mobilitazioni improvvise e frammentate. “Per quanto riguarda le azioni, diffuse e frastagliate, di devastazione e saccheggio che si sono verificate nelle giornate del 17 e del 18 ottobre nessun allarme è stato sottovalutato né queste azioni erano completamente prevenibili per le dimensioni e per le modalità con cui, per la prima volta sono state poste in essere”, aggiunge il dirigente.

È questo il punto che rischia di perdersi nella ricostruzione di Rep. Individuare un potenziale pericolo non significa avere la possibilità di neutralizzare ogni singola azione violenta. Soprattutto quando ci si trova davanti a gruppi che agiscono in maniera disordinata, con spostamenti improvvisi e modalità difficilmente prevedibili. Il lavoro di intelligence serve a individuare le minacce e a orientare i dispositivi di sicurezza, non può garantire l’impossibilità assoluta di disordini.

Le parole di Pifferi rappresentano dunque una difesa precisa del lavoro svolto dagli apparati di sicurezza e rimettono al centro una distinzione fondamentale: un conto è sostenere che le autorità fossero a conoscenza dei rischi, un altro è accusarle di averli ignorati. Sul primo punto non c’è alcuna smentita. Sul secondo, invece, arriva la risposta inequivocabile del responsabile dell’antiterrorismo. Con buona pace della ricostruzione di Repubblica.

Massimo Balsamo, 29 ottobre 2026

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