“La presiedo io”, “No anche io”. Il giallo del vertice Macron-Starmer

I volenterosi per l'Ucraina si riuniscono alle 12.15 in maniera virtuale per discutere dell'incontro avuto ieri alla Casa Bianca

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macron starmer

C’è un giallo che avvolge il vertice virtuale della “coalizione dei volenterosi” che si terrà intorno a mezzogiorno di oggi. È la riunione che segue i colloqui di ieri sera alla Casa Bianca, da cui è emersa la volontà di organizzare un bilaterale Putin-Zelensky “entro due settimane” (forse a Ginevra) e in cui si è discusso di come fornire le garanzie di sicurezza a Kiev, garanzie che la Russia sarebbe disposta ora ad accettare.

Il giallo ruota attorno ai personalismi dei leader, in particolare quelli di Emmanuel Macron, l’unico – peraltro – che sembra essere uscito poco felice dall’incontro a Washington e che nutre dubbi sulla reale volontà della Russia di raggiungere la pace. Downing Street ha infatti annunciato che a presiedere il vertice questa mattina sarà il premier britannico Keir Starmer: il primo ministro aggiornerà i leader dei Paesi alleati sull’esito del vertice e discuterà i prossimi passi da compiere. Tutto molto bello. Solo che pochi minuti più tardi le agenzie pubblicano un altro comunicato, questa volta dall’Eliseo, in cui si dice che a presiedere l’incontro non sarà solo Starmer ma pure il presidente francese Emmanuel Macron.

La posizione di Starmer e Macron sull’esito dei colloqui di Washington, in fondo, è abbastanza distante. Per il premier britannico ieri “abbiamo compiuto progressi concreti” e “l’incontro è stato positivo e costruttivo e si è percepito un vero senso di unità tra i leader europei presenti”. “Abbiamo ottenuto due risultati concreti – ha spiegato il leader laburista – Il primo, sulla questione delle garanzie di sicurezza, è stato l’accordo secondo cui la coalizione dei paesi disponibili, ovvero 30 paesi che già collaborano sulle garanzie di sicurezza, lavorerà ora con gli Stati Uniti per coordinare tali garanzie, e abbiamo già incaricato i nostri team di svolgere ulteriori lavori dettagliati al riguardo. Questo è davvero importante per la sicurezza in Ucraina, per la sicurezza in Europa e per la sicurezza nel Regno Unito”.

Decisamente più pessimista invece Macron, convinto che in realtà Putin alla fine non voglia affatto raggiungere un accordo. La Russia, ha detto in una intervista, “è diventata una forza destabilizzante duratura e una potenziale minaccia per molti di noi”. “Un Paese che investe il 40% del suo bilancio in tali equipaggiamenti, che ha mobilitato un esercito di oltre 1,3 milioni di uomini, non tornerà a essere un sistema democratico aperto dall’oggi al domani“, ha aggiunto Macron, “anche per la sua stessa sopravvivenza, Putin deve continuare a mangiare. È un predatore, un orco alle nostre porte”. Secondo Macron questo non significa che “la Francia verrà attaccata domani” ma “non dobbiamo essere ingenui” perché la Russia “è una minaccia per gli europei”. Insomma: mr Eliseo non ci crede. “Quando guardo alla situazione e ai fatti, non mi sembra che il presidente Putin sia molto disposto ad avere la pace adesso. Forse però sono troppo pessimista”, ha spiegato il presidente francese in un’altra intervista riconoscendo però che “l’ottimismo” di Trump “va preso sul serio”. “Se lui ritiene di poter concludere un accordo, è una grande notizia, e dobbiamo fare tutto il possibile per avere un grande accordo”.

Intanto prende corpo il possibile bilaterale Putin-Zelensky. Il leader ucraino si è detto pronto ad incontrare l’omologo russo ed è sempre più vicina l’ipotesi di farli incontrare a Ginevra. “Potrebbe essere la sede giusta”, ha detto il ministro degli esteri italiano Antonio Tajani, “l’Italia è favorevole perché la Svizzera è un Paese che ha sempre lavorato per la costruzione della pace. Roma sarebbe stata anche una sede ideale, voluta da americani, ucraini e anche dagli altri ma c’è il problema della Corte Penale internazionale, quindi sarebbe stato più complicato. Credo che la sede di Ginevra possa essere la sede migliore, l’Italia è favorevole”.

 

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