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La profezia sull’accordo Fca-Peugeot - Seconda parte

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Rischi? Altissimi, però solo se il matrimonio non dovesse farsi. Dobbiamo sapere che tutto il comparto dell’auto da anni è in movimento, mi ricordano giostre e giostrai della mia giovinezza. E in prospettiva ci sono molte nubi all’orizzonte, i consolidamenti dovranno proseguire, l’aggressione alle spalle delle Top Five di Silicon Valley continuerà (con l’arrogante idea di trasformare nobili costruttori in carrozzieri), l’asticella “volumi” verrà probabilmente alzata ulteriormente (15-18 milioni di pezzi?), forse i Big Five dell’auto diventeranno prima quattro poi tre, i cinesi si faranno via via più aggressivi, la Via della Seta si farà piattaforma … Ma una cosa è certa, sulla giostra bisogna salirci ora, costi quel che costi, chi rimane a terra è morto.

A questo punto, disegnata l’unica strategia possibile, la giornata è finita, così il mio compito, smetto di fare il “Ceo ombra”, mando in tintoria il maglioncino nero, zuppo di umori per l’ansia decisionale che per un giorno mi ha divorato. Torno, sereno, a fare il giornalista. Qua Sergio Marchionne mi raggiungerà presto: come ha detto lui stesso in conferenza stampa, e io gli credo, perché quello del giornalista è un bel mestiere, poco o nulla retribuito, ma affascinante.

Che fare del mio investimento in Fca? Essendo all’antica, appartenendo anche come cittadino a un giardino zoologico diverso, quindi minoritario (liberale sì, ma nature), con me il giochino “carta contro carta” non attacca, preferisco i quattrini: pochi, maledetti, subito, e cash. Delle banche non mi fido, così dei costruttori d’auto. Ho impressa nella mente l’immortale battuta della Lex Column del Financial Times: “Scegliere fra i costruttori d’auto è spesso scegliere il cane con meno pulci”. Chiuse virgolette. Nel mio ultimo libro FCA Remain o Exit? del luglio 2019 (distribuzione@grantorinolibri.it, 10 €) nel pieno dell’ipotesi Renault, scrivevo “…per FCA le opzioni ottimali restano quella GM ovvero quella Peugeot. Meglio star lontani, se si può, dai carrozzoni statali e dai boiardi macroniani”.

Riccardo Ruggeri, 30 ottobre 2019

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