Cronaca

La proposta definitiva: “Il 25 aprile? Celebriamo quest’anno, poi basta”

Pierluigi Battista propone di trasformare la Liberazione nel 2 giugno: una ricorrenza più sobria che unisca gli italiani

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Pubblicato di recente sulle pagine del Giornale, l’intervista a Pierluigi Battista – noto giornalista, scrittore, editorialista e studioso di storia – ha fornito una prospettiva singolare e provocatoria sui temi dell’antifascismo e della celebrazione del 25 Aprile in Italia. Battista, profondamente legato ai principi liberali, ha espresso una serie di opinioni che esulano dalla consuetudine, suscitando dibattito e riflessioni.

Battista ha rivelato il suo pensiero sulla ricorrenza del 25 Aprile, suggerendo che “una celebrazione di una data così importante” vada bene, visto anche che “è l’ottantesimo anniversario”. “Però dall’ottantunesimo facciamola finita”, ha detto il giornalista, suggerendo una celebrazione più sobria, paragonando il giorno della Liberazione al 2 Giugno, una festa che “unisce gli italiani”. “Si mandano le corone, qualche discorso ufficiale, e punto – è il ragionamento – Il 2 Giugno è una festa che tutti quanti riconoscono. Che unisce gli italiani. Puoi essere di destra, di sinistra, ma più o meno ti riconosci nei valori repubblicani, no?”. Anche perché “la democrazia è una cosa molto più grande e più antica del 25 Aprile”.

Riflettendo sulla tendenza a collegare valori universali a eventi storici circoscritti, Battista ha spiegato che “non si possono legare valori che sono universali, come la libertà e la democrazia, a un fatto specifico, molto circoscritto nella storia del mondo”. La verità è che la Liberazione verso la fine della Prima Repubblica, pur avendo provocato grosse divisioni in passato, era finita col diventare qualcosa di tranquillo. Poi arrivò Berlusconi. “Era tornato il nemico e in piazza un’enorme folla diceva che stava tornando il fascismo. Il 25 Aprile tornò a essere la festa dell’allarme – ha raccontato Battista – In quel ’94 Bossi partecipò al 25 Aprile e D’Alema decise che la Lega era una costola della sinistra”.

Da quel momento in poi la festa della Liberazione è tornata ad essere una data “di sinistra”, contro chiunque fosse al potere. Una eterna caccia al “fascista”: “Prima Berlusconi, o anche Fini, e ora la Meloni. Ricordo quando persino Craxi veniva raffigurato con gli stivaloni del Duce. E addirittura Cossiga, che era un democratico assoluto. Il pericolo fascista è la grande menzogna”. Tranne, ovviamente, durante i governi di centrosinistra. “Quando la sinistra è al governo il 25 aprile conta poco – ha detto Battista – Ci si limita a fare un corteo, a fischiare il padre della Moratti in carrozzina, a insultare e tirare le uova alla Brigata ebraica, senza che l’Anpi si scandalizzi”.

Battista non risparmia bordate neppure contro l’Anpi e il suo presidente, Pagliarulo. L’associazione, secondo il giornalista, ha ormai solo un “senso strumentale”. “Questo signore (il presidente, ndr) che esalta i valori della resistenza italiana nega il valore della resistenza Ucraina. E fa il filo-putiniano. Che coerenza c’è? Lancio una sfida a Pagliarulo: andiamo il 25 aprile insieme a Kiev?”.

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