Caffè avvelenato

La regola dell’amico

Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo

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Qui al bar abbiamo capito che la regola dell’amico non sbaglia mai. Specialmente in Europa. Specialmente se di mezzo c’è l’Ucraina. La storia è questa: l’Ungheria, a dicembre, accetta un accordo in virtù del quale i Paesi dell’Ue, esclusa la stessa Ungheria ed escluse Repubblica Ceca e Slovacchia, faranno debito comune per elargire 90 miliardi di euro di prestito all’Ucraina. Ma un mese dopo, dei raid russi danneggiano l’oleodotto che parte proprio dalla Russia e porta l’oro nero dai magiari, passando per l’Ucraina.

Viktor Orban accusa Volodymyr Zelensky di ritardare deliberatamente i lavori, presumiamo per ritorsione contro la posizione di Budapest sulla guerra. Lui e il premier di Bratislava, Robert Fico, si rimangiano l’accordo di dicembre e decidono di porre una nuova condizione: o gli ucraini si sbrigano a riparare l’oleodotto, o loro mettono il veto sul prestito, vitale per Kiev. Risultato: Ursula von der Leyen fa pressione su Zelensky, ma lui sembra non voler cedere. Dice che lavorare su quell’infrastruttura è uno spreco di uomini, perché tanto i russi la bersagliano di continuo. Così a Bruxelles lasciano intendere che andranno avanti lo stesso: con o senza veto di Orban e Fico, il prestito sarà erogato.

Comprensibilmente, la Commissione si appella al rispetto dei patti. Ma cosa ne è stato, nel frattempo, delle regole? I Trattati Ue prevedono che, quando si parla di modifiche al bilancio comunitario, occorra l’unanimità. Va bene discutere di abolirla. Non va bene, secondo noi, ignorarla quando non è utile al manovratore. Perché le regole sono concepite soprattutto per i tempi straordinari; se quando arriva la mala parata cadono, significa che erano una presa in giro. Ecco, noi ci poniamo una domanda semplice semplice: le regole si cambiano con un processo politico, oppure con un colpo di mano? Se la democrazia conta ancora qualcosa, bisogna prendere atto che essa può partorire pure gli Orban e i Fico. E bisogna stare al gioco, non giocarlo solo a favore dell’amico. Mica siamo in Russia, no?

Alessandro Rico, 26 febbraio 2026

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