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La remigrazione al contrario

Mentre discutiamo di immigrati, perdiamo migliaia di giovani laureati formati con soldi pubblici

Mentre il dibattito pubblico si accanisce su chi entra nel Paese, l’Italia continua a fare una cosa molto più efficiente: preparare giovani con anni di scuola pubblica, università e soldi dei contribuenti, per poi consegnarli ai mercati del lavoro di Londra, Berlino, Amsterdam o Zurigo. Non è emigrazione: è remigrazione al contrario. Non arrivano le persone: parte il capitale umano.

Quanti partono

I numeri non sono un’allarme da social network: sono contabili. Nel 2024 l’Italia ha registrato oltre 141mila espatri di cittadini italiani, un picco storico; nel 2025 le partenze sono scese a 109mila, ma restano su livelli molto elevati.

Il dato più rilevante riguarda i giovani laureati. Nel 2024 hanno lasciato l’Italia circa 20.711 giovani laureati tra 25 e 34 anni; altre elaborazioni Istat parlano di quasi 21mila espatri nella stessa fascia. Nel 2025 ne sono partiti circa 18mila, più del doppio rispetto agli 8mila del 2013.

Tra il 2012 e il 2021, inoltre, sono emigrati circa 337mila giovani italiani tra 25 e 34 anni, di cui oltre 120mila laureati. Non è una statistica astratta: è il medico che va in Germania, l’ingegnere che va in Svizzera, il ricercatore che finisce nei Paesi Bassi.

Quanto costa “produrre” un laureato

Qui viene il calcolo che nessun comunicato stampa ama fare. Secondo i dati Ocse, l’Italia spende in media 9.352 euro l’anno per studente universitario, una cifra inferiore alla media europea di 13.125 euro.

Percorso Durata Costo pubblico stimato
Laurea triennale 3 anni 28.000 euro
Laurea magistrale 2 anni 19.000 euro
Laureato magistrale 5 anni 47.000 euro

 

A questi importi vanno aggiunti almeno tre voci che raramente entrano nel calcolo ufficiale: la scuola secondaria superiore, gli anni persi o fuori corso e le spese per borse di studio, alloggi, servizi e ricerca. Includendo l’intero percorso formativo, il costo pubblico cumulato per un giovane altamente qualificato può superare facilmente 70-100mila euro.

Il conto che nessuno presenta

Se nel 2024 sono partiti circa 21mila giovani laureati, il solo costo universitario diretto — senza scuola, servizi e costi amministrativi — equivale a circa 1 miliardo di euro di investimento pubblico esportato all’estero in dodici mesi. Con una stima più ampia, che include l’intero percorso scolastico e universitario, la cifra sale verosimilmente a 1,5-2 miliardi di euro l’anno. Non è un costo sostenuto da “qualcuno”: è sostenuto dai contribuenti italiani. E il rendimento dell’investimento — produttività, innovazione, imposte, competenze — viene incassato da altri sistemi nazionali.

La vera domanda

Il dibattito pubblico dovrebbe invertire la domanda. Non soltanto: “quanti entrano?”. Ma anche: “quanti di quelli che abbiamo pagato noi se ne vanno?” Perché un Paese che lamenta la fuga dei cervelli e, allo stesso tempo, non costruisce le condizioni perché restino non ha soltanto un problema migratorio: ha un problema di gestione patrimoniale. L’Italia non sta semplicemente perdendo giovani. Sta realizzando un investimento pubblico a fondo perduto a favore di altri Stati. E lo chiama, con elegante ipocrisia, “libertà di movimento”.

Peter Cameron Ellis, 22 ottobre 2026

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