Esteri

La retromarcia di Trump: sospesa l’operazione Project Freedom a Hormuz

Trump avverte l’Iran, tregua appesa a un filo: nello Stretto nuove tensioni e Washington valuta altri raid

Donald Trump Medio Oriente Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Le dichiarazioni provenienti da Washington delineano una fase di apparente pausa nel confronto tra Stati Uniti e Iran, ma il quadro resta instabile. “L’Iran non ha chance, dovrebbe sventolare la bandiera bianca”, l’analisi di Donald Trump, suggerendo che, dal suo punto di vista, non vi sia più un vero avversario sul campo. Nonostante ciò, l’ipotesi di una ripresa delle ostilità nel breve periodo rimane concreta, anche se i vertici dell’amministrazione parlano di operazioni concluse e di cessate il fuoco in vigore. “L’operazione Epic Fury è conclusa”, ha dichiarato il segretario di Stato, Marco Rubio, mentre il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, ha evidenziato: “Il cessate il fuoco è in vigore”.

L’attenzione statunitense si era concentrata su Project Freedom, un’operazione finalizzata a garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz. Due unità navali americane hanno attraversato l’area dopo aver respinto attacchi attribuiti a Teheran. Trump prima ha minimizzato l’accaduto parlando di “una scaramuccia”, per poi annunciare l’immediata sospensione dell’intervento: “Il Project Freedom (il passaggio delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz) verrà sospeso per un breve periodo di tempo per vedere se l’accordo può essere finalizzato e firmato”.

Secondo la versione iraniana, gli episodi nello Stretto sarebbero stati “colpi di avvertimento” diretti a navi statunitensi che avrebbero ignorato indicazioni di sicurezza. La Casa Bianca ha ridimensionato la portata degli scontri. “L’Iran sa cosa deve e non deve fare”, quanto affermato da Trump, aggiungendo: “Hanno sparato da piccole imbarcazioni con cerbottane, perché non hanno più navi. Farebbero bene a comportarsi da persone intelligenti, perché non vogliamo andare lì a uccidere gente. Io non lo voglio, è troppo duro”. Anche il Pentagono ha considerato gli episodi al di sotto della soglia critica: “Ci aspettavamo una certa instabilità all’avvio dell’operazione”, spiega Hegseth, sottolineando che i contatti con Teheran proseguono su più canali per mantenere la natura difensiva della missione.

Parallelamente, Trump ha ribadito  la disponibilità a una soluzione diplomatica, a condizione che venga rispettato un punto ritenuto essenziale: “L’Iran non deve avere armi nucleari”. Nonostante la tregua tenga, le tensioni nello Stretto di Hormuz mantengono alta l’incertezza. Secondo fonti citate da Axios, gli Stati Uniti e Israele starebbero valutando la possibilità di riprendere le operazioni militari qualora i negoziati restassero in stallo. Rubio, da parte sua, descrive la situazione come estremamente fragile. “Se non vengono sparati colpi contro le nostre navi, noi non spareremo”, ha spiegato. E ancora: “Allo stesso tempo, se saremo colpiti, risponderemo e lo faremo con efficienza letale”. Il segretario di Stato ha inoltre segnalato l’interesse di altri Paesi a partecipare: “Diversi Paesi hanno detto ‘dobbiamo fare qualcosa e risolvere il problema’”.

Nel contesto diplomatico, Rubio si prepara a una visita in Italia e sottolinea il possibile contributo italiano, in particolare in Libano: “Ciò che deve accadere in Libano, ciò che tutti vogliono vedere, è un governo libanese con la capacità di colpire Hezbollah e smantellarlo e penso che l’Italia potrebbe essere d’aiuto in questo senso. Gli italiani sono coinvolti da tempo nell’addestramento della polizia e nell’addestramento delle forze” libanesi, “quindi ci piacerebbe sentire il loro parere al riguardo”. Da parte italiana, il ministro della Difesa Guido Crosetto chiarisce che “nessuna unità della Marina Militare è partita né è in procinto di partire verso l’area dello Stretto di Hormuz”.

Sul piano militare, resta elevato il rischio di incidenti. Il generale Dan Caine riferisce che l’Iran avrebbe posizionato mine navali nello Stretto durante il cessate il fuoco iniziato il 7 aprile, mostrando anche una mappa della loro distribuzione. Ulteriori ordigni sarebbero stati collocati il 23 aprile. Secondo valutazioni statunitensi riportate dal Wall Street Journal, tali mine non impedirebbero completamente il traffico, ma ne renderebbero più complesso e lento il passaggio in una delle rotte energetiche più strategiche. La strategia di Teheran sembra ricalcare la “guerra delle petroliere” degli anni Ottanta, un modo per mettere sotto pressione il traffico di greggio globale. L’Iran, in particolare, utilizzava missili, mine e motoscafi per mettere a repentaglio il transito nello stretto.

Infine, secondo fonti citate dalla Cnn, Stati Uniti e Israele starebbero già discutendo scenari operativi per una possibile nuova fase del conflitto. Tra le ipotesi, attacchi mirati a infrastrutture energetiche o a figure della leadership iraniana. Molti di questi piani sarebbero stati elaborati prima dell’entrata in vigore della tregua. “L’intenzione sarebbe portare avanti una breve campagna volta a fare pressioni sull’Iran per portarlo a ulteriori concessioni nei negoziati”, riferisce una fonte. La decisione finale su un’eventuale ripresa delle operazioni resta comunque nelle mani del presidente degli Stati Uniti.

Franco Lodige, 6 maggio 2026

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