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La scienziata ammette: “Virus dal laboratorio? Negammo perché lo diceva Trump”

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Almeno hanno gettato la maschera.

Avrete tutti presenti le torme di scienziati che, dopo aver passato un anno a spiegarci che il Sars-Cov-2 era un virus di origine naturale, che i primi focolai si erano sviluppati nel mercato di Wuhan, che il responsabile della zoonosi, l’intermediario dal pipistrello all’uomo, forse era il pangolino, si sono convertiti alla teoria della fuga dal laboratorio. Anzi, qualcuno di loro, come Anthony Fauci, ha addirittura ammesso di dubitare che il coronavirus possa essere del tutto naturale. Stranamente, è bastato che Joe Biden diventasse presidente degli Stati Uniti e imprimesse un’ulteriore accelerazione alla campagna anticinese, perché tutta la comunità scientifica ricomprasse a scatola chiusa la versione fino ad allora ostinatamente negata.

Ebbene, ora, a una vicenda già grottesca, si aggiunge un altro particolare. Una scienziata, Alina Chan, che il mese scorso ha firmato su Science una lettera per chiedere un’investigazione approfondita nei laboratori di Wuhan, sentita da Nbc news ha ammesso che, quando alla Casa Bianca c’era Donald Trump, gli scienziati non hanno supportato la teoria del Sars-Cov-2 nato in laboratorio per paura di essere associati con il brutta, cattivo e buzzurro presidente. “All’epoca, faceva più paura essere associati a Trump ed essere strumentalizzati dai razzisti, così le persone non volevano invocare pubblicamente un’investigazione sulle origini in laboratorio” del Covid. Tant’è che, in una missiva uscita su The Lancet, i nostri luminari descrissero la teoria come “la cugina xenofoba del negazionismo del cambiamento climatico e dell’anti vaccinismo”. Poi, il vento è cambiato: è arrivato Biden. Ormai si può dire che il virus è uscito dal laboratorio di Wuhan, o, addirittura, che è stato proprio creato artificialmente.