La scuola italiana è morta. Punto

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Caro Nicola, il problema scuola è che nessuno sa più quale sia il problema. Perché la scuola è finita. È un’esperienza statale e sociale esaurita. Consumata. Per riavere la scuola bisogna renderla necessaria. Ma in Italia questa strada non è neanche concepibile, figurati se è realizzabile.

S’incontra un tabù: la scuola pubblica come scuola statale da un lato e dall’altro il valore legale del diploma che è di fatto e di diritto il braccio armato con cui lo stato monopolizza l’Istruzione in nome di un egualitarismo che genera ciò che vuole negare: le diseguaglianze. Oggi il vero diplomifico è rappresentato non dalle scuole private ma proprio dalle scuole statali attraverso le quali con una mano si distribuiscono carte svalutate e con l’altra mano si garantiscono posti di lavoro superflui.

La scuola come educazione e formazione non è più necessaria proprio quando l’Italia intera ne ha un gran bisogno. La scuola è finita. Morta. Mettiamoci una pietra sopra.

Giancristiano Desiderio, 4 dicembre 2019

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27 Commenti

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    • Ma come! Non sono gli imprenditori gli eroi che sacrificano la loro vita creando posti di lavoro?
      Rinunciando ad ogni agio della loro vita, dal mattino alle cinque fino a tarda sera per assicurare a tanti lavoratori italiani un salario dignitoso costi quel che costi?

      O pensi che tutti quelli che escono dalla scuola diventino imprenditori?

      • non capisco proprio che cosa significhi questo tuo discorso: si parlava di come la scuola oggi non prepari i ragazzi per avviarsi al lavoro. In tutto l’ elenco di specializzazioni che hai fatto quanti ragazzi dopo la maturità trovano un lavoro ?

        • Forse non mi sono spiegato: sono gli imprenditori che, giustamente, pretendono dalla scuola ANCHE professionalità spendibili in un determinato contesto.
          Se mancano le professionalità è un problema, ma è un problema anche se manca l’imprenditoria che le utilizza.
          E se manca l’imprenditoria siamo messi molto male.

          • @Sal, mi hai lasciato la bocca aperta per il tuo ottimo ragionamento.

            Saluti

            (ho risposto a Lucia a un suo precedente)

          • appunto se non c’ è collegamento tra scuola e mondo del lavoro c’ è qualcosa che non torna sulla funzionalità della scuola e non dico del personale docente ma della strutturazione della scuola come strumento di preparazione e avviamento al lavoro; la mancanza di imprenditoria non centra niente con la scuola, mi sembra un altro problema

  1. la scuola di base deve fare quanto è demandato dai nostri antichi padri:
    “[1]Proverbi di Salomone, figlio di Davide, re d’Israele,
    [2]per conoscere la sapienza e la disciplina,
    per capire i detti profondi,
    [3]per acquistare un’istruzione illuminata,
    equità, giustizia e rettitudine,
    [4]per dare agli inesperti l’accortezza,
    ai giovani conoscenza e riflessione.
    [5]Ascolti il saggio e aumenterà il sapere,
    e l’uomo accorto acquisterà il dono del consiglio,
    [6]per comprendere proverbi e allegorie,
    le massime dei saggi e i loro enigmi.
    [7]Il timore del Signore è il principio della scienza;
    gli stolti disprezzano la sapienza e l’istruzione.”

  2. Aneddoto storico degli anni Ottanta: una lettrice in una biblioteca -antica e illustre- protesta :” Ma sono tutti in latino questi libri? Uffa!”
    Era una ricercatrice universitaria di storia, ora certamente cattedratica, di cui non faccio il nome per ovvia discrezione.

  3. La demagogia dell’oligarchia al potere ha realizzato il disegno di una scuola di massa che non deve essere scuola di popolo, nella quale impera un clientelismo e un egualitarismo entrambi nemici dell’uguaglianza, con il merito sostituito dal pezzo di carta.

  4. Sarebbe davvero interessante sapere quanti dei commenti sottostanti siano stati scritti da addetti ai lavori, perché la sequela di pregiudizi e ostilità nei confronti della scuola pubblica italiana è davvero sconcertante.
    Adesso capisco qual è il modo di discutere qui su temi così complessi: ignoranza e pregiudizio.
    C’è n’è uno più degli altri altamente indicativo: la balla dei prof. comunisti.

    • Io non voglio fare valutazioni di merito o demerito della funzione formativa della scuola (sia statale che paritaria): ho visto uscire dai cosiddetti diplomifici eccellenze di ragazzi che si sono distinti nel seguito della loro carriera studentesca, come altrettanti ne sono usciti da altre scuole; dipende molto anche dal livello intellettivo dello studente. Quello che mi sento di dire che oggi la scuola non è collegata con il mondo del lavoro ( eccezione università a numero chiuso) e non offre più quella formazione eterogenea che dovrebbe essere offerta ai ragazzi almeno dal terzo anno delle superiori in poi fermo restando che a partire dalle elementari dovrebbe essere curata di più la formazione basilare dei bimbi, lasciando perdere i lavori, ora esclusivamente, sulle schede prestampate e i compitini a quiz con risposte multiple

      • Cara Lucia, a solo titolo di esempio:

        Nella legge 107, che giustamente i non addetti ai lavori non sono obbligati a conoscere, è prevista una riforma completa dei professionali con creazione di 11 nuovi indirizzi, tutti legati alle realtà locali e territoriali per avviare i ragazzi al mondo del lavoro.

        a) Agricoltura, sviluppo rurale, valorizzazione dei prodotti del territorio e gestione delle risorse forestali e montane; b) Pesca commerciale e produzioni ittiche; c) Industria e artigianato per il Made in Italy; d) Manutenzione e assistenza tecnica; e) Gestione delle acque e risanamento ambientale; f) Servizi commerciali; g) Enogastronomia e ospitalita’ alberghiera; h) Servizi culturali e dello spettacolo; i) Servizi per la sanita’ e l’assistenza sociale; l) Arti ausiliarie delle professioni sanitarie: odontotecnico; m) Arti ausiliarie delle professioni sanitarie: ottico.

        La scuola è collegata al mondo del lavoro.

        • come mai i ragazzi quando escono da scuola non trovano niente nel mondo del lavoro se non dopo ulteriori apprendistati e corsi di formazione e … ecc ecc.?..le scuole superiori (grazie per quello che già sapevo) sono scollegate dal mondo del lavoro proprio perché non offrono ai ragazzi risposte immediate delle quali a volte hanno necessità.

          • la scuola deve essere necessaria, come ha detto Desiderio in questo articolo che condivido, necessaria ad acquisire un metodo di studio per affrontare un corso universitario oppure fornire le competenze necessarie per poter trovate subito un lavoro ( c’ è anche chi ha bisogno di lavorare subito )

          • @lucia, sì la scuola è necessaria.

            Per me, lei ha fatto forse la più importante domanda per questo settore.

            Spero che mi seguirà con quello che cercherò di spiegarle, basato sulle esperienze personali per il periodo studentesco, per poi, sempre di esperienze personali durante e post Università nella seconda risposta che farò se lei desidera.

            Già nella scuola elementare, dalla terza classe, tutti gli studenti dovevano frequentare lezioni di giardinaggio nel pomeriggio, con partecipazioni attive di coinvolgimento fisico. Dalla quarta classe, i ragazzi dovevano frequentare le lezioni di falegnameria e ognuno doveva imparare la funzione e l’uso degli strumenti. Successivamente, gli fu dato del legname di cui aveva bisogno per produrre un oggetto mostrato su un foglio di carta.
            Le ragazze, ovviamente, avevano compiti diversi.
            Successivamente i ragazzi furono formati in gruppi di “Boy Scouts” e le ragazze in gruppi di “Girl Guides”.

            Durante il periodo scolastico, furono organizzate gite di diversi giorni, allestendo campi nella boscaglia africana, dormendo in tende, imparando a cucinare qualsiasi pasto semplice e lasciando il sito come era stato trovato. Gli sport scolastici erano obbligatori. L’anno scolastico era diviso in tre trimestri uguali, con una pausa di un mese tra ogni trimestre.

            Anche in collegio a Nairobi, si usò il sistema di trimestri, ovviamente con discipline adatte a studenti di maggior età.

            Qui si ospitava studenti alla “pari” della nostra prima media, fino allo sesta dei nostri licei. In media, la presenza studentesca annua, era +/- 600.

            Primo anno:- Inizio con il mio primo incontro di questo ambiente.
            Dovetti trovare dove, in quale gruppo di dormitori ero stato assegnato, poi quale letto (per fortuna ordine alfabetico), il posto per le cose personali, e così via.
            La mattina dopo, (tutto “Nella” grande proprietà del collegio), dove si trovassero tutte le classi (una bella camminata). Ci fu indicato la “fila” della prima classe. Andava dalla “prima A”, fino alla “prima E”, con posti fino a 30 studenti, in cinque file. Su ogni porta si vedeva la lista dei studenti per quella stanza. Trovai il mio sulla “B”.
            Alla fine del trimestre, la prassi di fare esame di ogni materia insegnata era necessaria.
            Dunque, nel secondo trimestre non trovai il mio nome sulla stanza “B”, dovetti chiedere al mio maestro di geografia cosa dovessi fare, e lui puntò la mano verso la “A”. Questo causa il risultato degli esami fine trimestre precedente. Era una selezione per capacità di apprendimento, per riunire studenti simili, evitando il problema tipico, se scegliere al docente, se andare al passo del più “lento”, “medio” o “ottimo”. (Aggiungo che questa differenziazione è accettabile solo in paesi che capiscono il valore del “merito”).
            Questa possibile migrazione dello studente dalla “A” ad altra lettera, veniva selezionata, dai docenti, alla fine degli esami trimestrali.
            Nel primo pomeriggio, si aveva una quantità vasta di scelte, da lavori manuali, pianoforte, lingue straniere, hobbies (io scelsi la radio tecnica). Dalle 17.00, sport obbligatorio per tutti.
            Ultimo trimestre quarto anno, esame “Cambridge School Certificate”, che copriva tutte le materie studiate dal primo anno. Uso la mia lista come esempio.

            1) Lingua inglese, grammatica e tema su soggetto dato da loro.
            2) Letteratura inglese, Chaucer Canterbury Tales, e ovviamente Shakespeare, The Merchant of Venice.
            3) Geografia mondiale, con aggiunto anche domande della sequenza per la produzione di uno dei prodotti agricoli nella lista presentata. Scelsi Caffè Arabica.
            4) Storia, particolarmente la Gran Bretagna, Colonie, e un po’ di tutto il resto.
            5) Francese
            6) Latino.
            7) Arte con dipinto studente in acquerello, su uno dei tema proposti, scelsi danza Caraibica.
            8) Matematica, Algebra, Geometria

            Tutti gli esami arrivavano “Busta” chiusa, da aprire a segnale controllori, rimessi in busta alla scadenza. Raccolti e rispediti all’Università di Cambridge (Inghilterra) per le verifiche, (indipendenti e non modificabili dai nostri docenti).

            Nonostante fossi “straniero” arrivai al terzo posto delle colonie in Africa.

            Durante le vacanze, mio padre trovava un posto per me da qualche tecnico, e pagava il tecnico per insegnarmi il mestiere, via mia osservazione e sue risposte alle mie domande.

            Negli ultimi due anni, fummo separati per tipologia di corso previsto ad una Università.

            L’esame finale si chiamava “Cambridge Higher School Certificate”, che ebbe gli stessi controlli di quello in “quarta”.

            Oltre lo sport, eravamo richiesti di appartenere ai Military Cadets, con lezioni militari, e uso di parecchie armi.

            Una cosa molto importante era la disciplina, comportamento e rispetto verso altri, e di tenere la bocca chiusa mentre uno/a parla. La non interferenza dai genitori.

    • Caro Sal,ovviamente nn sono un addetto della scuola ma,da genitore con figlio alle medie inferiori convivo con la scuola da molti anni.
      L’unica cosa che rende mobile e nn una suppellettile la didattica,è la presenza o meno di un dirigente scolastico a-burocratico con ampia capacità di delega(più ne è provvisto,più si colgono i risultati).
      Lo deve essere per combattere con una buona massa critica,appunto la burocrazia e poter dare atto alla creazione didattica che ha in mente. L’altro pilastro imprescindibile è la passione per l’insegnamento,che parrebbe scontato ma è molto carente,anche per la burocrazia asfissiante. La quale si è,in larga parte,sviluppata in molti settori propio per la caduta della tal passione.
      La “passione” è una merce molto rara,ma deve essere presente almeno nel dirigente,senza la sua presenza nello stesso tutto resta cristallizzato in un bel soggiorno intonso e inutile alla vita. Un pó come i soggiorni delle nostre nonne che avevano pure la plastica sui divani e poltrone perché se no si rovinavano. Poi li buttammo noi,a nonne defunte,con ancora la plastica sui cuscini nelle discariche pieni di tarli perfettamente sterilizzati.
      Ti dicevo della differenza che può fare un dirigente appassionato con il suo corpo docente,anche se lo stesso vede la passione a dosi omeopatiche la mano decisa del preside rimette in moto l’umano salariato portandolo a scoprirsi,prima che salariato, di essere un Essere Umano.
      Come qualunque psicologo ti potrà dire,nn esiste persona totalmente incapace(e credo che qualunque docente,anche il più spassionato,sia una persona dalle poliedriche capacità). Bisogna trovare il suo interrutore interiore e si potrebbe rimanere sgomenti da ciò che si avrebbe davanti in termini di capacità desecretate.
      Ho vissuto le primarie in modo angoscioso e con il patema di avere un figlio destinato all’oblio scolastico. Con interi fine settimana distrutti dai compiti a casa vissuti come un cristiano nell’arena dei leoni.
      Un corpo docente autoreferenziale colpa di un dirigente assai inefficace nel porre la sua mano nella didattica.
      Poi il “miracolo” che si sta continuando a implementare delle medie!
      Già dal primo colloquio con la dirigente abbiamo capito che il cielo,sempre grigio e cupo,della carriera scolastica del figlio nn era compromessa per nulla,ma anzi,era soltanto coperta sotto una patina di spossatezza gettata da quel corpo docente delle primarie mancante della “antidemocratica” presenza di un dirigente appassionato.
      Oggi i fine settimana vengono vissuti in serenità,con compiti eseguiti senza alterazioni degli umori familiari,una marea di attività extra scolastiche dispensate dagli stessi docenti. Un Comune fatto entrare nella scuola in modo mirato su attività di potenziamento,per esempio,su l’approfondimento delle lingue straniere tramite un contratto con una scuola di lingue che può permettere corsi a prezzi accessibilissimi anche ai più disagiati economicamente.
      Insomma una scuola,statale,veramente “futura”. E tutto ruota intorno a quel vulcano di passione che è la sua dirigente.
      Quello che posso concludere,dal basso della mia interazione con l’istituzione scolastica di oggi(potrei aprire altre parentesi su quella che era ai tempi dei miei studi,molto peggiore e completamente sguarnita di ogni minimo approccio empatico,la scuola ma passerei oltre),è che si possa,contrariamente da quello che scrive uno sfibrato(credo moralmente,visto a cosa si deve curvare un cultore di Croce,oggidì per far parte del club dei “liberali” alla Porro)Desiderio pensare ad una scuola perfettamente resuscitata se almeno la sua “testa” viene creata con un “cervello” appassionato ed empatico capace di spostare le “suppellettili” nei posti giusti facendoli brillare.

    • Forse è proprio questo il problema, Sal: pensi che il punto di vista corretto sia quello di una scuola autoreferenziale, e non quello dei clienti o della valutazione dei risultati.
      Forse ti sfugge che a scuola ci sono andati tutti, e che ci vanno figli e nipoti.

      E’ proprio per questo che serve il mercato e non il pubblico: il produttore di servizi da solo non capisce di essere inadeguato.

      Che i prof, ma direi tutti i dipendenti pubblici della scuola, siano abbastanza schierati, non è un mistero per nessuno.
      Così come non è un mistero che non di rado approfittino della situazione per fare propaganda alle proprie idee politiche, pardòn, per “educare” gli studenti.

  5. Dal 1960 iniziano i primi movimenti studenteschi ma nelle scuole si studiava sul serio. Nei miei ricordi, quando lasciai l’università nel 1972, si usciva con una ottima preparazione culturale generale.
    In seguito abbiamo avuto dei nuovi indirizzi educativi dove si cerca la maturità dell’allievo anche senza un approfondimento completo, l’importante è dare ai giovani un fermo indirizzo politico.
    Purtroppo in Italia chi è portato allo studio è danneggiato in quanto deve seguire la media studentesca di livello culturale scadente. Dovremmo privilegiare chi è portato allo studio consentendogli un avanzamento più veloce nell’educazione.
    Provate a chiedere ai giovani la risultante di 6+9, la maggior parte vi risponderà 69.
    Sto esagerando però il livello educativo è decaduto parecchio.

    • @laval, ho appena letto il suo contributo adesso, e avrei potuto evitare parte del mio testo (che a mia insaputa era per indicare le sue stesse idee) nel dialogo fra Sal e Lucia, che si vede oltre i due commenti sopra di Lei.

      Condivido quanto Lei dice.

      Saluti

  6. Visto che qualcuno ha avuto il coraggio di ammetter di venire sul sito per distrarsi ( e rompere gli zebedei non essendo mai d’accordo con quanto scritto) sarebbe ora che un rigurgito di onestà venisse anche ad altri. Essere per forza contrari a tutto non è una missione, e’ solo voglia di rompere ciò che ho riportato più sopra. Gli altri vi sarebbero grati e riconoscenti

    • Essere contrari a tutto, ma proprio a tutto quello che viene detto e/o proposto dall’attuale governo e da certa parte politica è lo sport preferito in questo sito.
      Stavi parlando di questo?

  7. Scuola morta ma non da ora…scuola italiana morta 50 anni fa…1968…!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/

  8. Sono propio stato fortunato, ai miei tempi la scuola pubblca era la migliore ed i somari che non ce la facevano andavano alle scuole sei preti. Nella scuola pubblica c’erano, tra elememntari e medie quattro esami di stato ed a fine di ogni anno si riceveva la pagella, elaborata dal consiglio dei professore, che ci avrebbe o non permesso di passare al grado superiore. Quando un professore faceva chiamare un rappresentante della famiglia erano guai per il povero studente. Infine se eri un caso perduto dal punto di vista della disciplina, il preside ti edpulsava e automaticamente eri espulsato da tutte le scuole del regno. Tutti i passaggi dal privato al pubblico passavano per un esame di stato e se non passavi l’esame di maturitá ti era chiusa l’entrata all’universitá. Ma sopratutto c’era un vero intersse da parte dei genitori per l’attuzione scolastica dei loro figli giá che sapevano che l’ignorante non aveva futuro. IEssere chiamato un somaro era la squalifica dalla maggioranza degli studenti e sopratutto dalle studentesse.

  9. da quando i comunisti hanno preso la cattedra, la scuola è diventata un centro sociale.
    Dicono che le aziende non riescono a trovare figure professionali adatte alle nuove mansioni.
    grazie al cavolo, alle superiori si sono specializzati in occupazioni, rave party, spaccio di canne, devastazioni… l’unico lavoro che possono trovare in futuro è l’ONG.

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