La sinistra ci ricasca. Lo sappiamo, quando le idee scarseggiano, quando le piazze si svuotano e le bandiere scoloriscono, ecco che dal cilindro spunta sempre lei: la patrimoniale. Un evergreen, una fissazione ideologica travestita da “solidarietà”. Ma per fortuna, almeno per ora, non siamo nel solito film. Come scrive il premier Giorgia Meloni, “Le patrimoniali ricompaiono ciclicamente nelle proposte della sinistra. È rassicurante sapere che, con la destra al Governo, non vedranno mai la luce”. Una dichiarazione di buon senso, direbbe chiunque viva nel mondo reale e non nel sogno socialista del “togliamo ai ricchi per dare ai poveri”.
Il problema è che, puntuale come le tasse che già paghiamo, arriva la replica indignata. Maurizio Landini, segretario della Cgil e aspirante leader del campo largo, vuole tassare i “ricchi” con patrimoni sopra i due milioni. Una soglia che suona bene nei talk show, ma che in pratica significa colpire famiglie normali con una casa in città, magari ereditata, e qualche risparmio sudato. Altro che Paperoni. E a dargli manforte arriva Nicola Fratoianni di Avs, che dai microfoni di Skytg24 si lancia in un predicozzo: “Non è per niente rassicurante che con la destra al governo aumentino le persone in povertà, aumentino di 1 milione gli italiani che rinunciano a curarsi perché non se lo possono più permettere…”. E via con il solito ritornello su stipendi fermi, sanità pubblica in ginocchio e ministri che dovrebbero “parlare con le persone in carne ed ossa”.
Già, peccato che in carne ed ossa ci siano milioni di italiani che lavorano, producono, pagano tutto — e che di nuove tasse non vogliono sentir parlare. Ma alla sinistra questo dettaglio sfugge. Preferisce lanciare anatemi. Come fa Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde, che tuona: “La realtà è che il governo Meloni ha aumentato la pressione fiscale al 42,8%. Chi paga? Sempre gli stessi: lavoratori e pensionati. La destra difende i ricchi e ha abbandonato i poveri…”. E giù numeri, tabelle, “super-ricchi” e “cifre scandalose”. Peccato che la solita soluzione sia sempre la stessa: mettere le mani nelle tasche di chi ha costruito qualcosa, di chi rischia, di chi non vuole dipendere dallo Stato.
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Poi c’è Giuseppe Conte, che non resiste alla tentazione di infilarsi anche lui nella polemica. Scrive che “Meloni sostiene che sulle tasse il suo Governo è quello più rassicurante. Forse per banche e giganti del web americani…”. E conclude ironico: “Le ho anche consegnato un libro sulle tasse che hanno aumentato, lo ha letto?”. Ecco, il solito Conte professore, quello che predica il fisco “giusto” ma durante il suo governo ha spremuto come limoni famiglie e imprese.
Il punto è semplice: la patrimoniale non serve, non risolve nulla e anzi, allontana gli investimenti, scoraggia il risparmio, punisce il merito. Lo abbiamo visto ovunque sia stata tentata. Ma la sinistra continua a inseguire modelli come quello del nuovo sindaco di New York, Mamdani, che sogna di “punire i ricchi” e redistribuire la ricchezza a suon di tasse. Un’idea vecchia, ingiusta e, diciamolo, profondamente anti-liberale.
E allora sì, ha ragione Meloni: è rassicurante sapere che con la destra al governo questa pagliacciata non vedrà mai la luce. Perché l’Italia ha bisogno di chi produce, non di chi punta il dito contro chi ha successo. E finché la sinistra continuerà a giocare a Robin Hood, il centrodestra potrà dormire sonni tranquilli — e gli italiani pure.
Franco Lodige, 8 novembre 2025
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Immagine creata tramite DELL-E di Open AI


