Ogni anno la giornata mondiale dell’ambiente ci invita a riflettere sull’impatto delle nostre azioni sull’ambiente. E ogni anno il rischio è lo stesso: che tutto si risolva in un’esibizione di buone intenzioni, in un esercizio di retorica ecologista che punta molto più alla forma che alla sostanza. Ci sono però aziende – poche, ma determinanti – che hanno scelto un’altra strada più complessa: quella dei numeri, dei fatti, della misurabilità. Per provare a trasformare la sostenibilità da concetto vago e indefinibile a modello industriale. E ottenere così grandi ritorni anche a livello di brand e “consideration” da parte del pubblico.
Enel fa parte di questo gruppo di aziende. Non rappresenta più soltanto “l’energia italiana” – definizione che oggi suona limitante – ma un attore globale della transizione energetica, tra i primi al mondo per capacità installata da fonti rinnovabili, digitalizzazione delle reti e soluzioni per la mobilità elettrica. Una trasformazione che non è avvenuta in pochi anni e che affonda le radici in un patrimonio di competenze tecnico-industriali che l’azienda ha saputo valorizzare, aprendo il proprio perimetro, andando oltre i confini nazionali e puntando con lungimiranza su tecnologie allora emergenti, ma che col tempo si sono rivelate indispensabili. Enel è stata tra le prime a scommettere sulle rinnovabili quando ancora pochi le consideravano un’alternativa credibile al fossile. Quella scommessa, oggi, è stata vinta. I dati parlano chiaro. Il 69,7% della capacità installata del Gruppo è oggi a zero emissioni, in aumento rispetto all’anno precedente. La capacità dei sistemi di accumulo è quasi raddoppiata, raggiungendo i 2,8 GW, e questo è fondamentale perché le batterie rendono programmabili le fonti intermittenti. In più, oltre l’84% dell’elettricità prodotta dal Gruppo è priva di emissioni climalteranti.
Enel sul podio per reputazione green in Europa
Questo impegno industriale ha anche un riflesso economico e reputazionale. Nel Global Brand Monitoring System di Kantar, Enel si conferma il primo marchio energetico in Italia e in Brasile, con un livello di “consideration” pari al 64%, oltre 15 punti percentuali sopra i principali concorrenti. Non solo ma in Spagna, Portogallo, Colombia e Cile – mercati frammentati e altamente competitivi – il brand mantiene posizioni di vertice. Lo studio analizza il livello di “consideration”, ovvero la predisposizione dei consumatori a scegliere un determinato brand come potenziale fornitore energetico in futuro. I risultati fotografano un quadro chiaro: Enel sta consolidando la propria posizione di riferimento nel settore grazie a una strategia orientata alla transizione ecologica, all’innovazione e alla centralità del cliente. Il rilevamento, basato su 2.600 interviste online (CAWI) a persone tra i 18 e i 64 anni, garantisce un’elevata affidabilità statistica e una copertura estesa del target.
In Italia, Enel si conferma in cima alle preferenze con un livello di consideration pari al 64%, mantenendo un ampio distacco – oltre 15 punti percentuali – rispetto ai principali concorrenti del mercato elettrico e del gas. Un risultato che testimonia la solidità del brand anche in un contesto complesso, segnato dal dibattito sul caro energia e dalle oscillazioni dei mercati.
In Spagna, la controllata Endesa mantiene saldamente la seconda posizione, a breve distanza da Iberdrola, rafforzando quanto già rilevato a fine 2024. Il distacco rispetto ad altri operatori come Naturgy e Repsol conferma la capacità del brand di restare competitivo in un mercato tradizionalmente presidiato da player nazionali. Anche in Portogallo la presenza di Endesa è ben riconosciuta: il brand si attesta al terzo posto per livello di consideration, con una quota stabile del 40%, alle spalle di EDP e Galp. Quindi fa meglio di competitor come Iberdrola e Gold Energy.
In vetta anche in America latina
In Brasile, il marchio Enel emerge con una leadership netta nelle aree in cui è operativo, distanziando in modo significativo i concorrenti. Nel mercato cileno, Enel si attesta al 53% di consideration, ampliando la distanza dalla diretta concorrente Compañia General de Electricidad, controllata dalla cinese State Grid. Più distanziata Chilquinta, che occupa la terza posizione con oltre 20 punti percentuali in meno. In Colombia, infine, Enel rafforza la propria leadership nelle aree in cui opera, mantenendo un vantaggio di 25 punti percentuali rispetto al principale competitor Empresas Públicas de Medellín e lasciando ancora più indietro Celsia.
Sostenibilità leva della competitività
Nel complesso, i risultati della ricerca Kantar confermano come il brand Enel sia percepito a livello internazionale come affidabile, all’avanguardia e vicino alle esigenze delle persone. Il consolidamento di questa immagine positiva riflette l’efficacia di un percorso strategico coerente, fondato su una visione chiara e differenziante nel settore energetico globale. Non è solo comunicazione. È fiducia costruita sulla coerenza. Come ricorda Jeff Bezos, “la reputazione è ciò che pensano di te quando non sei nella stanza”. Nel caso di Enel, è anche ciò che resta dopo che si è misurato l’impatto ambientale, industriale ed economico di una strategia perseguita con determinazione.
C’è una lezione da trarre, soprattutto in un contesto in cui l’Europa si interroga sul proprio futuro energetico tra transizione verde e tensioni geopolitiche. La sostenibilità non è solo un dovere ambientale, ma una leva di competitività e di riduzione del rischio, anche agli occhi degli investitori. Una governance orientata al lungo termine, come quella avviata sotto la guida di Flavio Cattaneo, dimostra che è possibile conciliare interessi apparentemente in conflitto: quelli del pianeta, degli azionisti e dei consumatori

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