Esteri

La spiaggia di Gaza ai tempi del genocidio

Come si entra nel mirino della sinistra antisionista. Il caso Antonino Monteleone

Spiaggia Gaza
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Sono queste che prendo dal web le immagini di un popolo vittima di genocidio? A me sembra inverosimile. Ma chi ha preso per veritiere le cifre fornite da Hamas sulle vittime dei bombardamenti israeliani e sulla determinazione di Israele di approfittare della strage compiuta da Hamas il 7 ottobre 2023 per sterminare il popolo palestinese, coerentemente pensa che questa spiaggia, questi ombrelloni, questi giochi dei bambini non abbiano nessun valore di smentita. Si rinfrescano per il caldo, scrivono.

Differenza di vedute che non dovrebbe trasformarsi in guerra santa contro chi non la pensa come i proPal, le loro flottiglie, o i sostenitori del buon diritto di Hamas alla resistenza, alla Francesca Albanese. E invece “genocidio” è diventata la parola d’ordine che consente il libero accesso alle tutte le manifestazioni pubbliche, dalla sfilata del 25 aprile fino al Gay pride. Chi non è d’accordo viene spregiativamente definito “negazionista” proprio come chi nega l’esistenza dei campi di sterminio nazisti, ed escluso se non bastonato.

Un giornalista come Monteleone, che non è un fascista, che non è un falsificatore di immagini (come ha scritto il Fatto) – il filmato che metto qui sotto è ripreso da Repubblica di una settimana fa, e ce ne sono di simili di un anno fa in pieno “genocidio” – è messo sotto accusa dal sindacato Rai e dai partiti proPal della sinistra per aver fatto notare l’incongruenza fra i fatti e la parola ‘ordine.
Monteleone più semplicemente non è omologato alla lingua di legno di gran parte dei giornalisti Rai, e quindi il sindacato dei giornalisti Rai ne chiede la punizione per il suo post; e la sinistra proPal e proPutin -pardon proPace (sì, Monteleone sostiene pure la resistenza ucraina) ci ricorda che un Pm ha chiesto per lui otto mesi di carcere “per aver diffamato dei magistrati” – e non lo fa per chiedere che venga ritirata l’abnorme richiesta di carcerazione, no, ma per segnalare la sua inattendibilità; e c’è chi dice che il suo contratto con l’azienda è troppo dispendioso; e i tre membri di sinistra del cda Rai, i consiglieri Rai Alessandro di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale, denunciano la macchia che la presenza di un non allineato lascia sulla “identità“ (l’identità?) di Rai3:

“Quanto all’identità di Rai3 clamorosamente inappropriata è la scelta oggi ufficializzata di affidare ad Antonino Monteleone, attualmente conduttore del Filorosso estivo, ben 9 prime serate del martedì, in autunno, nello spazio che era occupato da Far West. La Rai conferma così di non voler nemmeno provare a riprendersi quel pubblico che negli anni scorsi ha trovato su reti concorrenti un’offerta informativa convincente. È lo stesso giornalista che, ancora in questi giorni, adotta sui suoi social toni incompatibili con il servizio pubblico: ma l’azienda, anziché richiamarlo come dovrebbe, lo premia con un nuovo programma”. Articolo 21, mitologico baluardo della libertà di informazione è al loro fianco.

È una caccia all’uomo, alle sue idee, alla libertà di espressione. Duole dirlo, ma è oggi la sinistra italiana.

Marco Taradash, 3 luglio 2026

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