La storia insegna: per fermare la guerra a Gaza bisogna estirpare Hamas

La politica sfrutti l'apertura della Lega Araba sul disarmo dei terroristi nella Striscia. È l'unico modo per risolvere i nodi che hanno scatenato il conflitto

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Gaza miliziani hamas

L’odierna diffusa sensibilità per la difesa della vita umana innanzi tutto dei bambini è in parte nuova, talvolta squilibrata (i milioni di morti in Ucraina valgono molto meno di altri, e non parliamo del Sudan), è molto occidentale (non si respirano sentimenti simili nelle élite iraniane o cinesi) ma è comunque preziosa perché può aiutare a rendere più giusto il nostro pianeta. Tutto ciò, purché si abbia consapevolezza che la nuova sensibilità aiuta a risolvere meglio i drammatici problemi che scuotono questa nostra stagione, ma non li risolve di per sé.

Riflettiamo sulla vicenda oggi più discussa, la situazione della Striscia di Gaza: quel che avviene in questi mesi è frutto di una guerra dichiarata da Hamas nell’ottobre del 2023 a Israele, in concorso con i principali sodali della Teheran degli Ayatollah, cioè la Siria di Bashar al Assad, gli Hezbollah libanesi e gli Houthi, con decine di migliaia di missili lanciati contro il popolo ebraico da questa congrega terroristica. Scopo degli atroci attentati del 7 ottobre con annessi barbarici sequestri di ostaggi era bloccare i Patti di Abramo, il Corridoio economico India-Medio Oriente-Mediterraneo, e quindi la stabilizzazione pacifica del Medio Oriente avviando insieme una strategia di logoramento di Israele.

Alla sconfitta militare inflitta dall’esercito ebraico ai vari reparti del terrorismo jihadista filo-iraniano, non ha corrisposto ancora la resa degli sconfitti in Gaza. Piuttosto l’infinito uso della popolazione civile per paralizzare politicamente una Gerusalemme, tanto capace militarmente quanto impacciata diplomaticamente, e ciò in corrispondenza anche di una spesso confusa politica estera della nuova Casa Bianca. Se questa è la situazione, come si può ricostruire una pace durevole e salvare più vite umane possibili, senza affrontare i nodi di quel che ha scatenato la guerra due anni fa?

Parrebbe quasi, negli appelli spesso eticamente nobili dei vari Mattarella, Parolin, Macron e altri, che questo sia possibile riconoscendo un oggi inesistente Stato Palestinese. In realtà la vera novità non sono le dichiarazioni retoriche quanto la clamorosa presa di posizione assunta in questi giorni dalla Lega araba, da egiziani, sauditi, emiratini, giordani e sorprendentemente anche dai turchi, solo pochi anni fa collegati via l’Akp di Recep Erdogan ai Fratelli musulmani e quindi alla loro filiale palestinese già diretta dal fu Yahya Sinwar: bisogna disarmare Hamas ed esiliarne i dirigenti e i quadri.

La complicata natura della storia umana insegna che anche quando si vogliono affrontare fondamentali questioni etiche , non si può prescindere dall’autonomia della politica: se non si sciolgono i nodi politici anche quelli morali resteranno sospesi e magari finiranno per aiutare la propaganda della banda di fanatici assassini ancora oggi radicata nella Striscia. In questo senso la dichiarazione della Lega araba apre lo spazio a una nuova iniziativa politica tale da consentire insieme anche nuovi interventi umanitari.

Se vi è oggi una larga convergenza sullo smantellare Hamas (proprio come nel 1945 le truppe alleate estirparono l’influenza nazista), allora è evidente lo spazio che si crea per un possibile intervento umanitario condiviso con Gerusalemme: militari di Stati (magari quelli meno esibizionisti) dell’Unione europea potrebbero, insieme con i militari degli Stati della Lega araba, proteggere, nelle zone già liberate dai terroristi, la distribuzione del cibo e dei soccorsi medici, sostituendo un’Onu che, compromessa dall’aggressione -di uno dei suoi membri del Consiglio di sicurezza con diritto di veto- all’Ucraina e dalle tante complicità con Hamas, non ha più l’autorità innanzi tutto morale per intervenire. Creando così anche la base per istituzioni denazificate-dehamasizzate che nel medio periodo possano gestire la Striscia.

Lodovico Festa, 6 agosto 2025

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