Qui al bar, a essere proprio sinceri, la maggioranza degli avventori non è pienamente d’accordo con l’operato di Benjamin Netanyahu. Va bene la reazione al 7 ottobre 2023; va bene il lavoro sporco che sta facendo al posto degli altri, cioè ridisegnare l’equilibrio del Medio Oriente, se mai a un equilibrio si arriverà; però l’obiettivo finale, sussurrano i più, cioè annettere Gaza e mandare via i palestinesi suscita qualche perplessità persino nei sostenitori più accesi di Israele.
Il problema, comunque, è che i peggiori compagni di strada dei palestinesi sono proprio quelli che si dichiarano loro alleati. La Francia riconosce lo Stato di Palestina; il Regno Unito farà lo stesso a settembre; la Chiesa lo ha già fatto “da mo’”, ha rivendicato il Segretario di Stato del Vaticano. Effetti concreti? Zero. L’Idf continuerà ad attaccare la Striscia. E lo Stato palestinese, che per qualcuno esisterà di diritto, continuerà a non esistere di fatto.
Tutto questo, perché al centro degli interessi di chi sposa la causa palestinese non ci sono i palestinesi. A Parigi e Londra specialmente, si tratta di tenere buona la sinistra, quella che sostiene o esprime i governi in carica, oltre che di blandire una componente sempre più ampia e agguerrita della popolazione di origine straniera, che per Israele sogna la soluzione finale. Con un occhio all’opinione pubblica generale, che come i miei clienti, ce l’ha un po’ su con Bibi.
Insomma, sono calcoli di politica interna. Senza alcuna volontà di trarre le dovute conseguenze dal riconoscimento giuridico della Palestina. Perché se bisognasse andare fino in fondo, si dovrebbe agire contro Israele. E non solo dichiarando “persona non gradita” qualche ministro di estrema destra. Ma i pro Pal? Gli agitatori di piazza? Incasseranno il contentino? Abboccheranno all’amo? Basta un poco di zucchero per ingurgitare questo caffè?
Il Barista, 30 luglio
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