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La strana crociata dei media di Cairo contro l’aereo della Lazio

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Domenica 22 novembre esce online un articolo del Corriere della Sera dal titolo: “Lazio, il suo aereo arriva (con i giocatori terrorizzati) ma non torna, primo volo da scordare”. Con tanto di occhiello “volo fantozziano” poi rettificato in “volo da dimenticare” a seguito di una pioggia di critiche.

Il riferimento è all’indimenticabile sketch del film Pappa e Ciccia con Paolo Villaggio e Lino Banfi tratto proprio da uno dei libri di Fantozzi. Quello, per intenderci, del “terrificante Savoia-Marchetti 1915 in tela cerata”.

Un rimando satirico all’apparenza innocente, ma che innocente non è. Perché attorno al 737-300 brandizzato dalla società biancoceleste e di proprietà del vettore bulgaro-maltese (con management italiano) Tayaranjet se ne sono dette di tutti i colori. Spesso cercando, in modo nemmeno tanto velato, di screditare l’operazione di marketing ideata da Claudio Lotito, reo di una certa fama da spilorcio ma soprattutto di una storica inimicizia con Urbano Cairo.

La Gazzetta e le accuse sui tamponi

Negli stessi giorni del taglio del nastro del Boeing biancoceleste, infatti, tra Lotito e un’altra testata di RCS, La Gazzetta dello Sport, era nata una furiosa bagarre (l’ultima di tante) intorno alle presunte violazioni del protocollo anti-Covid da parte della Lazio, che avrebbe mandato in campo calciatori positivi proprio contro il Torino di Cairo.

Una vicenda già data per assodata dalla Rosea, ma su cui sia la Procura Federale che quella di Avellino stanno ancora cercando di far luce. Se fosse colpevole, la Lazio rischierebbe tra le altre cose di dover concedere la vittoria 3-0 a tavolino al Toro. Coincidenze?

Il Corsera e l’aereo 737

Gli attacchi “irriverenti” si sono poi spostati sull’aereo, con insinuazioni sottili prima sul management di Tayaranjet, poi sull’operazione finanziaria in sé, cavalcando il malumore di uno dei calciatori, Luis Alberto, per gli stipendi non riscossi causa Covid.

Tutte cose un po’ al limite del buon gusto professionale e giornalistico (visto il palese conflitto di interessi), ma niente di più, sia chiaro. Il discorso cambia, però, quando si ironizza sulle tragedie, e quando viene tirato in ballo il fattore sicurezza.

Lo stesso Corriere della Sera, per intenderci, il 14 novembre aveva pubblicato un pezzo di approfondimento dal titolo: “Aereo Lazio, la storia del 737 di Lotito: di terza mano, con 31 anni di volo (ma sicuro)”.

Sul fatto che l’aeromobile sia in effetti un po’ agée hanno posto l’accento un po’ tutti. È vero che si tratta di un modello fuori produzione, ma è anche vero che in molti utilizzano ancora i 737-300 (specie compagnie internazionali di consegne postali) e che solo fino a pochi mesi fa la Tayaranjet operava in partnership con AirItaly (poi messa in liquidazione in bonis) a cui metteva a disposizione gli stessi 737-300.

Questo perché l’ENAC (Ente nazionale per l’aviazione civile), ma soprattutto l’EASA (la European Aviation Safety Agency), adottano degli standard di sicurezza di livello inimmaginabile. E su tutti gli aerei sia nuovi che datati vengono effettuate verifiche scrupolose prima di concedere il via libera (piccolo inciso: l’obsolescenza degli aeromobili dipende molto dalle ore di volo, e il 737-300 di Tayaranjet per vicissitudini burocratiche varie è rimasto a terra diversi anni).

Un titolo come quello del Corriere, però, sa molto di implicazione. La chiosa sulla sicurezza, infatti, viene messa tra parentesi.

Turbolenze

Infine, nel giorno del volo inaugurale (quello di squadra, visto che l’aereo percorre quotidianamente rotte civili), quando cioè il 737 ha portato la Lazio in trasferta al Pitagora di Crotone, è andata in scena l’ultima puntata della telenovela. Proprio su Crotone, nelle stesse ore, si è abbattuta l’alluvione che ha messo in ginocchio la città.