Qui al bar ci chiediamo: cosa mettono nel caffè dei leader del campo largo? Elly Schlein saluta la vittoria di Lula in Brasile come il trionfo della democrazia sull’oligarchia; Giuseppe Conte dice che, quando il popolo partecipa, niente può fermarlo. I due pezzi da novanta che si contendono la guida della coalizione ed eventualmente l’ingresso a Palazzo Chigi, dunque, celebrano un voto nel quale un arbitro di dubbia imparzialità (il giudice della Corte Suprema che faceva l’avvocato di Lula) ha concesso 15 minuti di recupero al 90esimo. Dopo aver passato mesi a raccontarci del golpetto del centrodestra, che ha voluto cambiare le regole del gioco con la legge elettorale, per paura di perdere. Nel frattempo, gli stessi esponenti della sinistra vanno in brodo di giuggiole per il trionfo della lista degli studenti in Serbia. Sembra il revival delle lodi a Péter Magyar in Ungheria, quando Elly e compagni esultarono per un’elezione che aveva certificato la scomparsa dei progressisti dal Parlamento magiaro e per la conquista del premierato da parte di un uomo più vicino a Fratelli d’Italia che ai liberali di Forza Italia. Ciò che è accaduto nei Balcani somiglia più a un regolamento di conti interno: dopo 14 anni, la gente si era stufata del dominio di Aleksandr Vucic. Peccato che gli studenti, che qui ci vengono presentati come degli illuminati progressisti che quasi potrebbero sfilare insieme ai colleghi dell’Udu, alle manifestazioni esibissero il segno del 3, ambiguo riferimento al saluto degli ultranazionalisti. E peccato che, di politica estera, abbiano preferito non parlare: forse perché su Russia, Ue, Kosovo e Cina la pensano per lo più come il presidente che sono riusciti a liquidare. E nel frattempo avete visto cosa è successo in Svezia? Nemmeno i centristi sono riusciti a formare un governo. Forse si dovrà tornare alle urne. Silenzio imbarazzato dei trombettieri mediatici, che avevano salutato l’impresa della socialdemocratica Magdalena Andersson, capace di “fermare l’onda nera” della destra anti immigrati. Peraltro, promuovendo una stretta che in Italia potrebbe sottoscrivere pure Roberto Vannacci. Perciò qui al bar ci poniamo questa domanda: cosa mettono nel caffè di quelli del campo largo? Datelo pure a noi…
Il barista
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