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La superbia del regime sanitario

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La scienza è potere. O meglio non è immune, in uscita come in entrata, da logiche che intaccano la sua presunta “neutralità”, oggettività, imparzialità. In uscita, perché gli scienziati spesso “prostituiscono”, o semplicemente adattano, le loro ricerche agli interessi del potere, anche in vista dei finanziamenti per i laboratori ove operano; in entrata, perché il potere spesso a loro chiede proprio questo e cioè un alibi “scientifico” e deresponsabilizzante per decisioni che sono state prese altrove. E come la monaca di Monza, gli sciagurati rispondono. Perché se la scienza è l’ultimo, e il più sofisticato, mito che ha accompagnato la storia umana, e noi generalmente la viviamo in modo sacrale e poco laico (altro che “mentalità antiscientifica”!), gli scienziati sono uomini come tutti noi, non immuni dai vizi e i difetti propri della nostra mala pianta: la vanità, l’arrivismo, il potere, il denaro, la ricerca della visibilità.

L’epidemia di Covid-19 ci ha dato, e continua a darci, numerosi esempi di quanto andiamo argomentando. Basti solo pensare un attimo al teatrino di casa nostra con gli scienziati che adattano le loro previsioni, fra l’altro basate su elementi opinabilissimi non conoscendosi l’eziologia del virus, ai desiderata del governo o delle Regioni e che in tv si accusano reciprocamente di incompetenza e inettitudine. E che, pur non azzeccandone molte, hanno la tracotanza e la superbia di chi si sente messo su un piedistallo. Posizione che qualcuno, tipo l’epidemiologo Lo Palco, ha subito capitalizzato presentandosi come candidato per il Pd nelle elezioni regionali pugliesi (Ilaria Capua lo aveva già fatto in passato, ma, azzoppata per uno dei tanti scandali montati ad arte, memore forse di essere cugina di una ex miss italia, si è prontamente riciclata nel settore “fashion” della virologia come testimonia un servizio fotografico e la copertina di un recente numero dell’inserto settimanale del Corriere della sera).

Come si fa allora ad inveire contro gli italiani accusati di fidarsi poco della scienza, dando addosso ai populisti che cavalcherebbero, secondo la vulgata mainstream, questo sentimento? Lo scambio è chiaro in Italia: visibilità e carriera in cambio di pezze d’appoggio politiche e sacrificio eventuale da capro espiatorio. Ma se nel nostro Paese ci si muove fra controllo biopolitico e deresponsabilizzazione di chi ci governa, altrettanto interessante è l’intreccio perverso fra scienza e potere che è dato verificare nella battaglia geopolitica globale. Non è dubbio che, dopo aver tenuto nascosto per motivi economici e di affidabilità politica il virus per più settimane, servendosi dell’Organizzazione mondiale per la sanità (che come altre agenzie sovranazionali è finita nelle mani di regimi non liberali), e in qualche modo alleato con la stampa politically correct antitrumpiana, il governo cinese, partendo per così dire avvantaggiato sui tempi, cerca ora di vincere con tutte le armi, dalla propaganda al ricatto economico, la battaglia del postepidemia.

In questo contesto è da inserirsi lo studio farlocco pubblicato, e poi ritirato, da The lancet, e avallato  dall’Oms, sulla dannosità della clorochina, un po’ improvvidamente indicata dal presidente americano come sicura cura per il male. La (un tempo) prestigiosa rivista scientifica lo aveva pubblicato in fretta e furia e senza verifiche, salvo poi scoprire che era stato confezionato, senza prove scientifiche, da una società composta da uno scrittore di fantascienza, un attrice porno e una hostess (sic!). In verità, l’ “ordigno nucleare” di cui le potenze mondiali sono alla ricerca per vincere non una battaglia, ma la guerra, è il vaccino. La cui successiva diffusione a livello globale sarà, per chi raggiungerà per primo il traguardo, un fattore di successo economico e di potere politico molto rilevante. Ecco allora che, fra i due pretendenti alla leadership mondiale, non poteva non inserirsi il terzo incomodo, la Russia di Putin, all’eterna ricerca di un suo spazio geopolitico e della passata potenza.