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La supercazzola della “nuova” Cdp

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Il giorno di San Valentino, ognuno si fa male come vuole, ho letto una «bombastica» intervista realizzata a Fabrizio Palermo sul Sole24Ore. Pochi si ricorderanno di una zuppetta di un po’ di mesi fa in cui sostenevo l’ottima scelta fatta dal governo nel prendere il banchiere e piazzarlo alla guida della Cassa depositi e prestiti. Mai giudizio fu più affrettato. L’intervista, cari commensali, era imbarazzante. Una supercazzola, ma di quelle che neanche al conte Mascetti in gran forma sarebbe riuscita. È come chiedere ad un conduttore di sinistra, antisalviniamo, pro-immigrati, di condurre una puntata di Popolo sovrano, o come si chiama il programma di Raidue, inventato da quel genio di Carlo Freccero. Insomma leggi Palermo e ti ricordi del Gabibbo: nel senso di quello che incrociava Cuccia che per minuti e minuti non rispondeva.

Andiamo al dunque. Cosa può dire un signore che controlla Eni, Snam, fincantieri, Poste e praticamente una buona fetta di quel che è rimasto dell’industria pubblica italiana? «In tre anni Cdp diventerà partner strategico di 60mila Pmi». Ma davvero? La grande cassaforte delle partecipazioni pubbliche si «popolarizza». E come, di grazia? Aspettate che arriva la supercazzola: «stiamo organizzando iniziative sul territorio». Buono, il territorio è cosa buona e giusta, ma come esattamente? «Con prodotti che vanno dal debito alle garanzie, dal supporto alle esportazioni fino all’equity». Se non fosse stato per la parola equity (che poi vuol dire capitale) sembrerebbe una frase uscita da Dibba.

Amici miei, è il caso di dire, non basta: la nuova cassa dei populisti diffusa sul territorio promette: «è finito il tempo di Cdp presente solo a Roma». Braaaaavi! Forza, spalanchiamo queste porte al mondo vero dei piccoli della provincia. Quando gli chiedono del modello, veniamo a scoprire che il primo abbozzo si è avuto con la tragedia del ponte Morandi. Qualche spin doctor, magari gliela poteva risparmiare: ma i nuovi banchieri pubblici fanno tutto da soli. E cosa avrebbe insegnato Morandi: «Cdp è intervenuta subito con proposte concrete e coinvolgendo le società partecipate, da Snam a Fincantieri a Terna». Non si capisce bene quale sia il modello. E soprattutto mi immagino gli amministratori delegati di società quotate convocati da uno dei loro soci e messi intorno ad un tavolo per studiare un modello di crisi. Il direttore del Sole finalmente affonda il colpo.

Ecco la domanda: siete un mix tra competenze industriali e gestione del risparmio postale. C’è il rischio di perdere la visione complessiva? Non si faccia ironia sulle domande dei giornalisti, prendete il cuoco di questa zuppa e fategli intervistare il proprio editore e il risultato a qualche critico potrà apparire esilarante. Ma Palermo ci toglie dall’impaccio e ci dice che il risparmio postale è una risorsa chiave di questo Paese, non fosse altro perché riguarda la bellezza di 26 milioni di italiani.

Non mi è del tutto chiaro come si possa non tanto giustificare i miliardi persi dalla Cassa negli anni scorsi in investimenti non andati proprio bene… Ma come la mettiamo con le 60mila piccole imprese che si vogliono aiutare? La cassa si lancia su un mercato, si inventa una nuova competenza, e assume dei rischi, che diciamo non sono proprio in linea con quanto la mia vecchia zia si aspetta di assumere quando molla il suo millino all’ufficio delle Poste. O no? «Io sono un uomo di numeri», aggiunge Palermo. E si legge: 60mila piccole e medie imprese di cui Cdp sarà partner. Strategico, inoltre. E poi una gragnuola di domande molto intriganti: Alitalia, Fincantieri con Leonardo, Astaldi: pochi numeri, molte parole per non dire niente.

Il giorno dopo la supercazzola, cioè ieri, la Cassa depositi e prestiti di nuova generazione, quella delle piccole e medie imprese, quella che non vive solo a Roma, quella che pensa al nostro Paese, quella che è cambiata, quella che si becca l’intera pagina 2 del Sole senza dire niente, ha annunciato di investire 4-500 milioni di euro di risparmi postali in Tim. Lo avevano fatto anche i predecessori: avevano speso 700 e perso più di 200 milioni. «Andremo sul territorio con un offerta a supporto delle imprese sul modello francese». Ma forse che intendesse i francesi di Vivendi, socio bloccato di Tim. Ma no: tutti sanno che sta con gli altri, il fondo Elliot. Oppure no. Quel che certo è che Cdp sarà un «partner strategico». Per ora di Tim. Delle sessantamila piccole e medie imprese, si vedrà.

Nicola Porro, Il Giornale 16 febbraio 2019