Politiche green

La Svizzera dice no alle balle green

Politiche green

Lo scorso 13 giugno gli svizzeri sono stati chiamati alle urne per votare uno dei loro tanti
referendum e, nella fattispecie, è stato loro chiesto se sarebbero stati disponibili a tassare le
emissioni di CO2, tassazione auspicabile, se non necessaria – a detta dei proponenti il
referendum – per salvare il pianeta. È noto anche ai bambini dell’asilo che il pianeta non deve
essere salvato dalle emissioni di CO2 e che quella climatica è la più colossale bugia degli ultimi
30 anni. E che la cosa è notoria lo prova il fatto che gli svizzeri hanno bocciato il referendum.

Referendum svizzero sotto silenzio

Quasi sicuramente non lo sapevate. In ogni caso, l’informazione italiana ha tenuto la cosa
accuratamente nascosta. Provate a digitare su Google le parole “referendum svizzera clima
emissioni”. Sarete sorpresi per l’abbondanza degli organi d’informazione italiana che
riportano la notizia. Quasi nessuno. Se ci mettete la parola “Ansa”, trovate il trafiletto ove
l’agenzia informa che quel giorno la Svizzera va a referendum, ma non si trova il trafiletto che
ne comunica l’esito. Vorrete convenire con me che avremmo ascoltato la notizia lanciata alle
aperture di tutti i Tg, avesse mai il referendum avuto opposto esito.

Torniamo agli svizzeri. Sebbene i loro governo, parlamento e organi di stampa – praticamente
tutti – sostenessero la sfacciata bugia, i cittadini non si sono lasciati ingannare. Avranno preso
atto dei fatti delle cose e non della propaganda, quasi da regime, che pervade l’intero mondo.
Cominciò, la propaganda, con l’allarme del riscaldamento globale. Poi, quando ci si rese
conto che il pianeta ha avuto periodi più caldi dell’attuale senza che fosse accaduta alcuna
catastrofe – per esempio il periodo caldo medievale, quando le temperature sono state per
oltre un secolo di 1-2 gradi superiori alle odierne – l’allarme è stato qualificato “cambiamento
climatico”. Poi, quando ci si rese conto che il clima del pianeta è in continuo cambiamento, la
parola d’ordine è diventata – fateci caso – crisi climatica. Che vuol dire tutto e non vuol dire
niente. La puzza d’imbroglio si sente a grandi distanze.

La farsa del riscaldamento globale

Chi ha il naso chiuso, ha provato a trovare plausibilità nell’allarme. La faccenda non puzza, ma
è plausibile? La faccenda è che la concentrazione atmosferica di CO2, dal periodo pre-
industriale a oggi, è aumentata di 100 ppm (parti per milione). Dunque, vediamo. Se il tinello
di casa vostra è una sala 5x5x4 fanno 100 metri cubi, 100 ppm dei quali fanno 10 litri, che
corrisponde alla CO2 che si ottiene bruciando 5 grammi di carbonio, che è quello contenuto in
una candelina da torta di compleanno. Insomma, bruciate nel tinello di casa vostra una
candelina e via avrete immesso tanta CO2 quanta ve ne hanno immesso tutte le attività del
mondo negli ultimi 2 secoli. Un altro elemento di dubbia plausibilità è la pretesa che il sistema
climatico – che, controllato da decine di parametri, è forse il più complesso si possa
immaginare – possa essere governato controllando un solo parametro. Uno solo! Niente da
fare: se la cosa non puzza, comunque non è plausibile.

Riduzione delle emissioni, tentativi vani

Sappiamo, però, che moltissime sono le cose poco plausibili ma vere. Chiunque abbia studiato
fisica lo sa. Allora la cosa potrebbe essere vera lo stesso, no? Il fatto è che nell’ultimo secolo le
temperature aumentavano negli 1910-40, diminuivano negli anni 1940-80, aumentavano
negli anni 1980-98, hanno smesso di aumentare negli anni 1998-2015. Ma durante tutto questo secolo le emissioni sono sempre cresciute senza sosta. Niente da fare: se la cosa non
puzza e se la mancanza di plausibilità non significa niente, il fatto è che la cosa non è vera. Forse, però, chi insiste sul punto è in buona fede. Questo sarebbe molto strano. Impegni solenni di riduzione delle emissioni ci sono stati.

1. Protocollo di Kyoto: entrato solennemente in vigore nel 2005, si proponeva una riduzione delle emissioni del 6% dai livelli del 1990 entro il 2012; ma le emissioni nel 2012 erano il 40% in più di quelle del 1990.

2. Pacchetto 20-20-20 della Ue: sottoscritto nel 2008, si proponeva una riduzione delle emissioni del 20% dai livelli del 1990; ma le emissioni nel 2020 sono state il 60% in più di quelle del 1990.

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