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Il terrorismo sanitario uccide il Natale: boom di disdette in hotel

Le Regioni chiedono il super green pass. Il governo pensa ad altre restrizioni. E i turisti scappano

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Basta avere un parente all’estero per capire l’effetto disastroso che la liturgia del terrore ha, e avrà soprattutto a Natale, sul turismo in Italia. Chi vive in Spagna, Francia, Germania e via dicendo è scettico. Dice: “Non riusciremo a rientrare nel Belpaese, visto come vanno le cose arriveranno nuove restrizioni”. E così le prenotazioni negli hotel nostrani calano rapidamente, la speranza di rivivere delle festività piene di visitatori scemano e, soprattutto, aumenta in modo preoccupante chi decide di annullare una vacanza già programmata. “Il 20% delle camere prenotate – spiega Tommaso Tanzilli, direttore di Federalberghi Roma – sono già state disdette”.

“Grazie tante liturgia del terrore”, verrebbe da dire. In Italia non si fa altro che parlare dei numeri che salgono, nonostante gli ospedali non abbiano raggiunto alcun limite critico. Il governo si appresta a varare nuove limitazioni, che vanno dal super green pass all’obbligo vaccinale. E il racconto che il giornale unico del virus fa è quello di un Belpaese già schiacciato nella morsa del Covid, per colpa – ovviamente – di no vax, no pass e apostoli di Puzzer.

Un racconto che rischia di schiacciare, per il secondo anno di fila, le imprese del settore turistico. Il trend delle disdette, insiste Tanzilli, è “in peggioramento”. Gli albergatori sono costretti a mettere all’asta camere a prezzi stracciati, con cancellazioni anche all’ultimo secondo, nella speranza di coprire almeno i costi fissi. Per i guadagni si vedrà, ma il pericolo da evitare – per ora – è quello di andare in bancarotta. “A fine anno finisce la cassa integrazione – conclude Tanzilli a Repubblica – . Senza una ripresa, anche gli hotel aperti ma con riempimenti al 30% potrebbero licenziare. Considerando che tra lavoratori diretti e indiretti sono circa 100mila a Roma le persone che ruotano attorno all’ospitalità, la crisi del settore potrebbe trasformarsi in una crisi sociale, con licenziamenti di massa”.