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Super green pass, 4 ipotesi (e lo spettro dell’obbligo)

Pronta una nuova stretta e altre limitazioni. Il governo pensa all’obbligo vaccinale

super green pass

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Eccolo lì, il super green pass. Il suo predecessore, ovvero il lasciapassare per andare al lavoro, ci era stato presentato come la panacea di tutti i mali. Il simbolo del “modello italiano” che ci avrebbe protetto da tutti i futuri lockdown. E invece? Invece il governo, in vista della ripresa dei contagi, è già lì che studia alacremente un modo per irrigidire ancora le misure. Chiudere per non richiudere, ossimoro tutto italiano molto apprezzato da governatori e virologi.

Le notizie oggi sono queste: Draghi e su suoi ministri, Brunetta in testa, sono pronti a varare una nuova stretta. Pare che le ipotesi in campo siano quattro, quattro modi diversi per avvicinarsi all’obbligo vaccinale che sinora nessuno ha avuto il coraggio di affrontare (Austria esclusa). Con l’obiettivo, praticamente irraggiungibile, di arrivare ad una copertura del 100% degli italiani sopra i 5 anni.

1. La prima idea sarebbe quella di ridurre la validità del tampone antigenico a 24 ore, anziché a 48 come previsto oggi. Questo renderebbe decisamente più costoso per i no vax ottenere il green pass per andare al lavoro: ogni giorno dovrebbero sottoporsi al test, spendendo cifre considerevoli.

2. La seconda possibilità è quella di consegnare ai non vaccinati un green pass solo se si sottopongono a un test molecolare. Differenze? Costa molto di più ed ha delle tempistiche di attesa che renderebbero un inferno l’organizzazione col lavoro.

3. Il governo potrebbe puntare alla strategia delle 2G: ovvero un green pass riservato ai soli guariti e vaccinati.

4. Infine, potrebbero arrivare i “green pass regionali”: ognuno sceglie come imporre il lasciapassare, con un prevedibile caos totale.

Sul tavolo, anche se pochi ne parlano, pare ci sia anche l’idea di imporre il trattamento sanitario obbligatorio: vaccino per tutti, volenti e nolenti, e via. Forza Italia e Pd sarebbero favorevoli. Alcuni governatori leghisti anche. Per ora Mario Draghi frena, anche perché ci vorrebbe del tempo per inoculare il siero a 1,5 milioni di lavoratori no vax. E poi ci sono i problemi costituzionali, sottolineati anche da un lucidissimo Luca Zaia. Tra lunedì e martedì l’esecutivo incontrerà i presidenti di regione. Poi mercoledì si terrà la cabina di regia. E giovedì il consiglio dei ministri. La settimana delle scelte, insomma, è questa. Pare assicurata la riduzione del green pass da 12 a 9 mesi e l’apertura del booster a tutti gli over 18. Inoltre in molti danno ormai per scontate misure più rigide per il green pass in bar, ristoranti e attività creative. Almeno all’inizio, e forse solo in zona arancione. Poi dovrebbe arrivare anche il momento dei luoghi di lavoro. In quella che, a tutti gli effetti, appare una misura del tutto illiberale.