Cronaca

La vera strategia di John Elkann

Tra dismissioni strategiche, investimenti a stelle e strisce e guai giudiziari in patria, il nipote dell’Avvocato sembra aver scelto da che parte dell’Atlantico stare

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L’imponente processo di dismissione dei più importanti asset di famiglia potrebbe in realtà far parte di una strategia ben più ampia e complessa che travalica le questioni di mero carattere finanziario. Dietro le cessioni già concluse, da ultima Iveco, quelle ormai in dirittura d’arrivo, vedi l’intero Gruppo editoriale Gedi, e quelle ancora solo probabili, su tutte la Juventus, si celerebbe infatti la volontà di John Elkann di recidere dalle fondamenta il proprio legame con il Belpaese. Il motivo sarebbe principalmente da ricercare nei guai giudiziari che affliggono il numero uno di Exor, che adesso, dopo l’ordine impartito dal gip del Tribunale alla Procura di Torino di formulare nei suoi confronti l’imputazione coatta, rischia seriamente di finire a processo con l’accusa di frode fiscale. Un motivo in più per il nipote dell’avvocato, che a dire il vero non hai goduto presso gli italiani della popolarità e del consenso di cui godette a suo tempo il carismatico nonno, per chiudere preventivamente ogni rapporto con l’Italia e darsela a gambe levate in direzione Stati Uniti d’America.

Nato a New York nel 1976, John Elkann possiede già la cittadinanza e profondi legami con gli Usa. Per di più, altro aspetto tutt’altro che trascurabile, i cospicui disinvestimenti avvenuti negli ultimi mesi in Italia risultano accompagnati da ingentissimi investimenti realizzati contestualmente oltreoceano. In tal senso, basti guardare al maxi piano da 13 miliardi di dollari annunciato recentemente da Stellantis per potenziare la produzione negli Stati Uniti, il più importante nella storia del gruppo nato dalla fusione tra Fca e Psa. Senza contare il fatto che il fondo Lingotto di Exor, veicolo della holding degli Elkann-Agnelli, detiene attualmente quote azionarie in ben trentasei aziende quotate a Wall Street, tra cui Paramount, Microsoft, Amazon, aziende farmaceutiche come Teva e Moderna, e persino in Tesla, potenziale concorrente di Stellantis, per un valore complessivo che supera i 5 miliardi di euro (investiti soltanto nell’ultimo anno, principalmente tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025).

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Inoltre, come i più attenti certamente ricorderanno, poco meno di un anno or sono, in occasione dell’insediamento alla Casa bianca di Donald Trump, John Elkann, fino a quel momento non certo un trumpiano di ferro, si prodigò con innata convinzione per sostenere la causa del tycoon versando un milione di dollari per la cerimonia di inaugurazione. Insomma, il messaggio pare essere fin troppo chiaro: mentre da un lato John Elkann si priva uno dopo l’altro di tutti quegli asset idonei a procurargli consenso nel Belpaese, ivi compresi gli importanti strumenti di propaganda in suo possesso, dall’altro si adopera in ogni modo possibile per guadagnarsi le grazie dell’amministrazione americana e ritagliarsi il suo spazio vitale tra i grandi d’oltreoceano. Probabilmente, il modo più efficace per guardare al profitto (l’unica cosa che poi davvero conta), mettendo al contempo un oceano (l’Atlantico) tra sé e la giustizia italiana.

Salvatore Di Bartolo, 17 dicembre 2025

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