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La virostar Viola passa agli editoriali femministi

L’immunologa si toglie il camice per vestire i panni di una Murgia qualunque

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Da virologi a tuttologi il passo è breve. E così, ti ritrovi Antonella Viola che passa dal discettare di virus all’atteggiarsi a editorialista femminista. Ieri, sulla Stampa, la virostar tarantina, in forze all’Università di Padova, è intervenuta sul penoso dibattito che si è aperto in questi giorni a proposito del Prato della Valle, la meravigliosa piazza della città di Sant’Antonio, che avrebbe una imperdonabile pecca: tra le statue che la adornano, non ce n’è nemmeno una di una donna.

Di qui, la brillante idea dell’immunologa: non abbattere le statue degli uomini (meno male: la cancel culture non ha ancora indossato il camice bianco), però, visto che ci sono due piedistalli vuoti, almeno “collocarci sopra due nuove statue raffiguranti donne legate alla cultura o alla storia della città”. La Viola, con la manina guidata dallo spirito di Michela Murgia, si è abbandonata ai più triti cliché femministi: “Se fino a qualche decennio fa la cultura dominante ci spingeva a costruire una piazza tutta al maschile”, ha scritto, “oggi un luogo del genere è lontano dal sentire comune”. Ma davvero? I cittadini padovani vivono come un dramma la sessista assenza di busti femminili dal Prato della Valle? A dire il vero, non se n’era preoccupato nessuno, né gli indigeni né i turisti, prima che a lanciare la ridicola mozione per aggiornare la piazza fossero due consiglieri comunali di sinistra. Beato il popolo euganeo, se la sua unica inquietudine è la parità di genere nei monumenti.

Si viene colti, semmai, da un sospetto: che l’esperta pugliese, già aiutata da una certa telegenicità, come altri suoi colleghi, si sia ormai assuefatta alle lusinghe dei media. E che, da scaltra promotrice di se stessa, abbia compreso che per attirare altre coccole del jet set, le serve ritagliarsi pure il ruolo di paladina delle donne ingiustamente marginalizzate, a dispetto dei loro fondamentali contributi nella società. La Viola, d’altronde, può esibire già un invidiabile curriculum, quanto a servizi resi alla chiarezza della comunicazione scientifica: ad esempio, tre mesi fa si proclamava “scettica” sulla terza dose, un mese fa spiegava che “si deve fare”. Sulla stessa rete televisiva. Va a finire che è meglio se parla di femminismo…