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L’abissale stupidità di Rep su Kimi Antonelli e i giovani

Quello che la sinistra non ammeterà mai sul nuovo idolo nazionale: è il perfetto prodotto della meritocrazia capitalistica

Poteva forse mancare il predicozzo anche su Kimi Antonelli, i giovani, il sistema che non li aiuta e non permette loro di emergere? No. E ovviamente, nel giorno della gioia per il Mondiale vinto dal nuovo fenomeno italiano alla guida della Mercedes, Repubblica non si fa mancare nulla e scodella un corsivo di Gabriele Romagnoli sul “nuovo prodigio nel Paese che ha paura degli adolescenti”. Ma che c’azzecca? Nulla, ovviamente. Eppure, il pezzo, che va ovunque e non porta da nessuna parte, nasconde delle perle che meritano di essere discusse.

Scrive Rep che Antonelli sarebbe “un figlio in provetta, il nuovo prodigio di quest’Italia che ha paura dei suoi adolescenti e va pazza per un ventenne”. Insomma: “Andrea Kimi non è un prodotto a denominazione d’origine controllata, è un’eccezione, un numero in più nel destino”. Maddai? Quanti piloti di Formula 1 vincenti conosce Romagnoli? Ci sono forse 40 tedeschi, 30 francesi, 20 americani, tutti grandi piloti di cui il mondo conosce il nome? No. Parliamo di quattro, cinque o sei, a seconda delle epoche. L’automobilismo è uno sport elitario, molto costoso, che poco c’azzecca col “sistema Paese” e con una nazione impaurita dagli adolescenti. La verità è che Kimi Antonelli è Kimi Antonelli soprattutto grazie all’odiato capitale, agli investimenti privati (Mercedes) e familiari, alla dedizione al lavoro (sicuri che i nostri adolescenti di lotta sarebbero disposti a tanto?). Tradotto: è il sistema capitalistico ad aver scovato un talento, ad averci investito 10 milioni di euro (10 milioni di euro!) sin da quando era ragazzino, ad aver affrontato il rischio di rimetterci tutto (ricordate la stagione 2025 e i nove Gran Premi senza punti?) per poi, alla fine, spuntarla. Poi ci sono gli sponsor, le pubblicità, il marketing. Non so se sarà “l’uomo dell’anno”, come pronostica Repubblica, ma di sicuro è uno dei migliori spot per quella meritocrazia capitalistica che Repubblica ha sempre combattuto. Almeno a parole.

Non lo dice il sottoscritto, lo spiega chiaramente Toto Wolff, team principal della Mercedes: “Seguiamo i giovani dagli 11 ai 17 anni e siamo gli unici a coprire il 100% dei budget, la Red Bull il 25% e la Ferrari non so, ma lo scoperto ce lo deve mettere la famiglia. Difficile entrare da noi, è un sedile eiettabile: se la prestazione non c’è, il programma finisce. Ma se cresci, restiamo al tuo fianco con tutta l’infrastruttura e le persone giuste, dal kart in poi”. Vogliamo tradurlo, che ne so, in un sistema scolastico che seguisse le stesse regole, per esempio all’università? Ecco: “Lo Stato segue i ragazzi e copre il 100% del budget, ma è difficile entrare e il sedile è eiettabile: se non dai gli esami, se non mantieni una media superiore al 29, il programma finisce e tanti saluti”. Siamo sicuri che, con queste premesse, Repubblica sarebbe lì a elogiare il sistema?

Giuseppe De Lorenzo, 2 novembre 2026

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