Qui al bar non abbiamo case da affittare, anzi, l’affitto ci tocca pagarlo, ma nemmeno siamo vittime del morbo dell’invidia sociale, dell’anche i ricchi piangano, specie se quelli che piangerebbero, con l’aumento della tassazione sugli affitti brevi, non sono per forza ricchi.
D’altronde, sulla misura da cui già almeno Lega e Forza Italia si sono dissociati, il centrodestra rischia di trovarsi in pessima compagnia: a condividerne lo spirito è nientemeno che Ilaria Salis, eurodeputata di Avs fresca di immunità, mentre appena meno recenti erano i tempi in cui lei, le case, le occupava. La proliferazione degli affitti brevi, ha detto, “sta rendendo le nostre città sempre più invivibili” e la priorità della politica dovrebbe essere “incentivare gli affitti a lungo termine a canone concordato”.
Se anziché stare qui dietro al bancone a preparare caffè avessimo una scrivania al ministero dell’Economia, quasi quasi seguiremmo il suo consiglio. Ma più che altro per curiosità: per vedere se la Salis, dopo la sua carriera di affittuaria – diciamo – non esattamente “breve” e non esattamente puntuale con la retta, il canone concordato lo pagherebbe. In fondo, se con il pretesto della “emergenza abitativa” entri di forza in un’abitazione che non ti spetta, cosa può importartene se le tasse sulle locazioni aumentano? Altro che canone concordato; semmai, canone zero…
Il Barista, 22 ottobre 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


