Qualche giorno fa, sotto traccia poiché in secondo piano rispetto all’assedio a La Stampa di Torino e alle conseguenti parole di Francesca Albanese, è andato in scena l’ennesimo sermone confuso e mistificatorio orchestrato dalla sempre tanto arrabbiata quanto impreparata Greta Thunberg. Il problema è che questa volta la ventiduenne, fino a qualche tempo fa leader dei movimenti green e ora invece di quelli Pro-Pal (eh già, l’elettrico non vende più come un tempo…), ha rivolto da una piazza italiana delle accuse infamanti e gravissime al nostro governo, utilizzando parole pesantissime e che francamente non sono accettabili: “Potrei dirvi nel dettaglio quanta repulsione provi e quanto devastata io mi senta ogni volta che penso ai criminali di guerra al comando, incluso il vostro fottuto governo fascista”.
Fermo restando che Greta in Italia è ospite e quindi dovrebbe avere rispetto per un governo democraticamente eletto, nonché per i cittadini che l’hanno votato, c’è un altro grave problema: sono proprio i discorsi di questo tipo ad alimentare le aggressioni fisiche dei collettivi. Se una presunta leader di un movimento dice che il nostro governo è guidato da criminali, è normale che la bassa manovalanza del suddetto movimento utilizzi la violenza nel tentativo di sovvertire il famigerato Sistema, prendendo come oro colato quanto affermato dalla loro condottiera.
Non paga, Greta ha continuato il suo delirio: “Non potete aspettare che ogni palestinese sia ucciso per mostrare solidarietà. L’Italia è uno dei paesi più complici in questo genocidio. Quindi voi avete la responsabilità di continuare a scendere in strada e boicottare. Insieme blocchiamo tutto”. Ma questa, prima di parlare, si informa? È consapevole che l’Italia è tra i primissimi paesi per quantità di derrate alimentari inviate, di supporto e attrezzature mediche fornite, del prelievo in Palestina e della cura nei nostri ospedali di decine di persone, tra cui molti bambini? E la gente, ignorando tutto questo, applaude. Migliaia di replicanti adoranti un’ignorante che getta discredito su loro stessi e sulla nazione di cui fanno parte. Bah.
Infine, Thunberg conclude il suo intervento assurdo così: “Oggi perfino le istituzioni più prudenti riconoscono ciò che i palestinesi dicono da sempre: a Gaza è in corso un genocidio”. Ma chi lo dice? Un paio di rapporti Onu? Non sono sufficienti. Ad oggi la credibilità dell’Onu è evidentemente sotto lo zero, e il motivo è presto detto. Basta guardare chi sono i membri dell’organizzazione che dovrebbero essere super partes per fare un’analisi oggettiva del conflitto; ad esempio la relatrice Onu per la Palestina, Francesca Albanese. Ecco, vi sembra imparziale? O più una fanatica con la Kefiah? Non prendiamoci in giro.
Insomma, Greta dimostra i grandi danni che può provocare l’attivismo politico quando diventa una professione a tempo pieno nonché un interesse esclusivo per un individuo. Questa giovane donna ha a malapena un diploma e vorrebbe pontificare sull’inquinamento, sulla Palestina, persino sui governi degli Stati dove va in tournée nelle piazze per godersi qualche migliaio di cialtroni che pendono dalle sue labbra e adorano il modo in cui lei dice che appartengono ad un popolo disgustoso e “fottutamente fascista”. Poi invece c’è chi ama il Paese, riconosce la legittimità degli strumenti democratici, e quando perde le elezioni non grida al fascismo. Ecco, c’è sempre da sperare che la seconda categoria prevalga sulla prima. Per il bene di tutti. Tu però, cara Gretina, se pensi questo, in Italia puoi anche fare a meno di venire. Sii coerente: gira al largo.
Alessandro Bonelli, 7 dicembre 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


