Esteri

L’amaro calice di Zelensky: “Gli Usa vogliono il ritiro dal Donbass”

Il presidente ucraino svela in un punto stampa i dettagli del piano consegnato ieri a Trump: "Gli Stati Uniti vogliono una zona demilitarizzata"

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Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato che la regione di Donetsk e la centrale nucleare di Zaporizhzhia restano questioni irrisolte nei negoziati per porre fine alla guerra con la Russia. Durante un briefing con i giornalisti a Kiev, ha spiegato che ogni compromesso territoriale dovrà essere sottoposto a un voto popolare: “Il popolo ucraino deve decidere. Che sia con elezioni o referendum, è fondamentale che si esprima”.

Zelensky ha anche sottolineato che le garanzie di sicurezza per l’Ucraina sono un punto chiave nei negoziati. Ha ribadito come sia cruciale definire quali azioni prenderanno gli alleati occidentali nel caso in cui la Russia decidesse di scatenare un nuovo conflitto.

Pressioni dagli Stati Uniti

Gli Stati Uniti continuano a premere affinché l’Ucraina accetti il piano di pace proposto dall’amministrazione di Donald Trump, che includerebbe perdite territoriali per Kiev. Gli Usa tanno “spingendo” Kiev a “ritirare le sue truppe dal Donbass”. Secondo quanto riportato, Zelensky avrebbe partecipato a una telefonata di due ore con i negoziatori americani Steve Witkoff e Jared Kushner. Durante il colloquio è stata proposta una “zona economica libera” nella regione orientale del Donbass (cioè quella attualmente controllata da Kiev), una misura che permetterebbe alle forze ucraine di ritirarsi, senza richiedere lo stesso alla Russia e senza permettere a Mosca di avanzare. In sostanza una zona demilitarizzata, come la chiamano i russi.

Lo stesso Zelensky ha espresso tuttavia preoccupazioni su questa proposta, chiedendosi chi garantirebbe che i russi non prendano il controllo completo dell’area. “Se una sola parte si ritira, cosa impedirà all’altra di travestirsi da civili e controllare tutto? Questo deve essere un compromesso giusto”, ha dichiarato il presidente ucraino.

Nella bozza di accordo si prevede inoltre “il mantenimento delle attuali dimensioni dell’esercito ucraino, ovvero circa 800mila effettivi”. “Oggi abbiamo avuto una discussione costruttiva e approfondita con il team americano su uno dei tre documenti su cui stiamo attualmente lavorando: quello sulle garanzie di sicurezza”, ha scritto su X Zelensky. “Apprezziamo molto l’impegno attivo della parte americana a tutti i livelli, non solo per porre fine alla guerra, ma anche per garantire la sicurezza dell’Ucraina e prevenire una nuova invasione russa. Ciò riflette la serietà delle intenzioni americane e la sua chiara attenzione al raggiungimento di risultati”. Kiev teme infatti di finire in una trappola. “Abbiamo già vissuto l’esperienza negativa del Memorandum di Budapest – ha scritto il presidente – Tutti lo ricordano, così come le occasioni in cui la Russia ha ripetutamente violato tutti gli altri impegni“. È per questo che “è essenziale che questo documento sulle garanzie di sicurezza fornisca risposte concrete a ciò che più preoccupa gli ucraini: quali azioni intraprenderanno i partner se la Russia decidesse di lanciare nuovamente la sua aggressione”.

Incontri diplomatici tra Europa e Ucraina

Ieri Kiev ha consegnato all’amministrazione americana un piano di pace rivisto, un documento che conteneva sia le segnalazioni ucraine che quelle europee. Non è un piano definitivo, ma una risposta a quello ricevuto da Kiev dalle mani di Trump. In questa complessa fase delle trattative, Zelensky ha intensificato i colloqui con i leader europei. Martedì si è incontrato con Keir Starmer, primo ministro britannico, e con Emmanuel Macron, presidente francese, oltre al cancelliere tedesco Friedrich Merz. Durante il vertice, hanno discusso di un contro-piano europeo di pace da presentare agli Stati Uniti. Il presidente ucraino ha definito costruttive queste consultazioni, che mirano a ottenere maggiore coesione tra gli alleati europei e l’Ucraina.

Nelle stesse ore, i ministri della Difesa di Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Polonia si sono riuniti per discutere del supporto militare e logistico all’Ucraina, segnalando una forte volontà europea di rimanere unita nonostante le pressioni esterne.

L’ombra della Russia sulle trattative

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha lanciato un avvertimento, dichiarando che eventuali peacekeeper inviati in Ucraina dai Paesi europei sarebbero considerati “obiettivi militari legittimi”. Dal canto suo, il presidente Vladimir Putin ha affermato che le forze armate russe stanno procedendo in modo “sostenuto” verso la conquista di diverse regioni ucraine, tra cui Donetsk e Zaporizhzhia, ribadendo la determinazione del Cremlino a raggiungere i propri obiettivi militari.

La Russia ha inoltre criticato l’approccio diplomatico dell’Europa, definendolo inutile per il negoziato, secondo quanto dichiarato da Lavrov. Intanto, Mosca ha rivendicato il controllo del Donbass come parte del proprio “territorio storico”.

Mercoledì il presidente Zelensky è stato accolto a Palazzo Chigi dalla premier Giorgia Meloni. L’incontro, durato circa un’ora e mezza, si è concentrato sul coordinamento degli sforzi diplomatici e sugli aiuti energetici italiani forniti all’Ucraina. Zelensky ha ringraziato il governo italiano per il supporto con un post sui social, definendolo cruciale per garantire vita quotidiana nelle città ucraine sottoposte agli attacchi russi.

Il presidente ha inoltre incontrato Papa Leone XIV, esprimendo il desiderio di una sua visita in Ucraina per dare un segnale di sostegno. La giornata si è conclusa con un flash mob a sostegno dell’Ucraina organizzato da cittadini, nei pressi di Palazzo Chigi.

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