La guerra in Ucraina

L’America ammette: “Difficile cacciare i russi dal Donbass”

Secondo un alto funzionario del Pentagono l’esercito di Putin ha rafforzato il controllo sul Donbass e sul Sud del Paese

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Se lo dicono loro, qualche fondamento dev’esserci. Sì, perché è vero che, sul campo, nel Donbass, la situazione è sostanzialmente in stallo, come ha osservato ieri Jens Stoltenberg, il segretario generale della Nato. Ed è vero che le difficoltà, ammesse persino da Mosca, sono probabilmente alla base dell’apertura della Russia a nuove trattative. Un cambio di approccio certificato, ieri, dalla telefonata del Pentagono al capo delle forze armate “nemiche”, Valerj Gerasimov. Va tuttavia ammesso che l’avanzata russa nell’Est dell’Ucraina sarà lenta, ma è pur sempre un’avanzata. E adesso, è la stessa Difesa americana ad ammettere che “non sarà facile sloggiare i russi dal Donbass”.

L’avrebbe detto ieri – stando ad alcune agenzie di stampa, come Afp – un “alto funzionario del Pentagono”, rimasto però anonimo. L’esponente dell’amministrazione americana avrebbe sottolineato che, nonostante i successi degli ucraini nell’area di Kharkiv, i russi hanno rafforzato il controllo sul Donbass e sul Sud del Paese. Ergo, il conflitto è destinato a durare a lungo e ricacciare gli invasori non sarà affatto un’impresa semplice. “Siamo assolutamente determinati a fare tutto il possibile per aiutare gli ucraini a difendersi”, avrebbe sottolineato il funzionario, “anche formandoli per utilizzare il materiale che gli forniamo”. Però “resteremo prudenti nelle nostre previsioni. Gli ucraini si comportano molto bene sul terreno, non hanno problemi di coesione, ma i russi hanno ancora a disposizione una parte importante delle capacità che avevano ammassato dall’autunno”.

Dunque, a differenza di ciò che auspica e dichiara Volodymyr Zelensky, i russi non starebbero per esaurire le riserve di missili. E, men che meno, quelle di uomini e pezzi d’artiglieria. La “prudenza” statunitense, certamente funzionale al tentativo di abbassare i toni e di rilanciare un dialogo con Mosca, si evince pure dal rifiuto di Washington di consegnare alla resistenza un particolare sistema lanciarazzi, il M270 Mlrs, capace di sparare in rapida successione 12 testate, con una gittata compresa tra le 20 e le 100 miglia, a seconda delle caratteristiche della singola arma. Secondo “Politico.com”, infatti, la Casa Bianca teme che questi mezzi siano utilizzati per attaccare direttamente il territorio russo, provocando un pericoloso incidente che potrebbe allargare improvvisamente il conflitto. E del niet dell’America, gli invasi sarebbero particolarmente “frustrati”, sempre secondo il sito statunitense.

È il segnale che, negli Usa, dopo le gaffe di Joe Biden sul regime change, sta prevalendo la strategia del contenimento? Il proposito di limitare significativamente le pretese di Vladimir Putin, per costringerlo a trattare da una posizione di debolezza, ma senza l’esplicito intento di provocarne la caduta e di umiliarlo? In fondo, dal punto di vista di Washington, molti obiettivi sono stati già raggiunti. A caro prezzo, visto che ieri è stato licenziato l’ennesimo pacchetto di aiuti all’Ucraina, da 40 miliardi di dollari. Ma di sicuro, non al costo delle vite dei soldati a stelle e strisce. È bastato molto meno per indebolire lo storico rivale, compattare l’Occidente, giustificare un eventuale ulteriore allargamento della Nato, con la richiesta d’adesione di Svezia e Finlandia, e anche ripristinare l’ombrello americano sull’Europa.

Forse, alla Casa Bianca e al Pentagono ritengono che sia arrivato il momento di indicare una via d’uscita dalla guerra – atteso che le ostilità potrebbero comunque proseguire per molti mesi. Forse, i desiderata ucraini, cioè non concedere neppure un lembo di territorio agli aggressori, potrebbero finire sacrificati nel nome della Realpolitik…

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