Politica

L’antisemitismo è ormai mainstream. Solo Israele lo combatte

Le parole di Grossman sul genocidio e la ricomparsa di Liliana Segre segnano uno scollamento fra i "sabra" e molti ebrei della diaspora

liliana segre
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Molti anni addietro  un sabra, ovvero un israeliano nato e cresciuto in Israele mi disse: “Sai, quando parliamo di nemici abbiamo solo l’imbarazzo della scelta, ma poi alla fine gli unici che, al di là dei ragazzi che perdiamo sui tanti campi di battaglia che non abbiamo cercato, riescono a scalfire il nostro cuore: sono quelli che dovrebbero esserci più vicini: sono quei nostri fratelli ebrei che non solo non sono tornati e non hanno condiviso le nostre paure, la nostra ansia di sopravvivere, ma anche la nostra tragica disponibilità a morire per difendere l’unica terra dalla quale veniamo e l’unica dove possiamo vivere”.

Il riferimento non era solo ai Moni Ovadia o ai Gad Lerner, figli di una cultura e di interessi lontani anni luce da quelli di un “sabra”. Era ed è anche nei confronti di quegli intellettuali, opinionisti, scrittori ebrei della diaspora, che hanno perso il contatto con la realtà. Quelli come Grossman che oggi decidono di condividere la tesi del genocidio di Gaza e che hanno forse dimenticato le righe scritte da loro stessi per ricordare il dolore, da “Qualcuno con cui correre” a “A un cerbiatto somiglia il mio amore”. Ma anche “Con gli occhi del mio nemico”; sottotitolo “raccontare la pace in un Paese che è in guerra”. Grossman ha forse pero quella capacità di “raccontare la pace in un Paese in guerra” perché in caso contrario forse prima di tutto avrebbe scritto un gigantesco punto interrogativo: “Ma perché non ci restituite gli ostaggi o almeno i loro resti, rimasti a imputridire nei cunicoli di Hamas?”.

Forse il Grossman, straordinario scrittore, si sarebbe anche interrogato sul perché tutti i paesi arabi non vogliono sentir parlare di uno Stato palestinese sino a quando Hamas non avrà consegnato tutte le sue armi. E forse avrebbe anche ripescato nella sua profonda e dolorosa memoria la storia di “un’isola che non c’è” di uno Stato di Palestina che è stato creato negli anni sessanta per convenienze e convivenze geo-politiche in piena Guerra fredda, e il cui progetto (non casualmente respinto proprio da quelli che vengono definiti palestinesi e che hanno acquisito dal main stream e non dalla storia una identità di popolo) non prevede e non prevederà mai due Stati e due popoli, ma un unico Stato islamico (come Hamas e i suoi spesso ignoranti fiancheggiatori dichiarano ai quattro venti) dal fiume al mare. Dal Giordano al Mediterraneo cancellando per l’ennesima volta la presenza ebraica.

Le parole di Grossman hanno avuto però un merito: quello di spingere la senatrice Liliana Segre, scomparsa per settimane dal dibattito non sul genocidio, bensì su un antisemitismo, che dietro al distinguo strumentale dell’ antisionismo, nasconde tutta la sua orrenda barbarie. E mentre il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ammoniva il presidente israeliano Herzog a “non uccidere indiscriminatamente” (bella sfida in un posto come Gaza in cui ospedali e asili, bambini e donne celano il terrore), Liliana Segre improvvisamente ha riscoperto che quel termine genocidio attribuito a Israele è un seme di odio; ma forse è tardi: il 7 ottobre è ormai avvolto dall’oblio. Ragazze stuprate da decine di terroristi, un’azione coordinata con il coinvolgimento attivo di molte famiglie di Gaza, bambini israeliani bruciati nei forni di cucina, proprio come accadde a Auschwitz. Pochi hanno visto i filmati di quegli orrori che Israele ha preferito secretare anche per evitare che scoppiasse, sì, in quel caso la voglia di genocidio.

Gaza è orrore, ma la comunità internazionale, e chi oggi annuncia tronfio il riconoscimento dello “Stato che non c’è”, dello Stato che non ha confini, dello Stato che potrebbe essere solo la base dell’Isis o di Hamas o dei tanti amici dell’Iran, quei filmati dovrebbe guardarli prima di andare a letto e pensare alle proprie figlie. L’antisemitismo è stato il collante dell’orrore nazista, quindi della grande menzogna costruita dall’Unione sovietica di Breznev. E domani?

Il Papa, quello che faticosamente sta ricostruendo i brandelli di una Chiesa mainstream, è tornato ad accorgersi delle migliaia di cristiani che vengono massacrati da milizie islamiche nei villaggi, nelle case, nelle chiese in un silenzio sino a ieri assordante. Il conto alla rovescia anche per l’Occidente che chiude gli occhi davanti a un antisemitismo che si sviluppa come una piaga infetta in tessuti sociali e culturali già marci, è scattato. E’ un conto alla rovescia che riguarderà tutti. Prima gli ebrei, poi gli omosessuali, poi i diversi e infine, in questo caso, gli infedeli. E come dare torto ai “sabra” che almeno dai loro fratelli… e sorelle che vivono in Paesi ricchi e apparentemente sicuri si sarebbero attesi ben altro sostegno, almeno in ricordo di quelle ragazze che sono state violentate da decine e decine di bestie prima di essere sgozzate, o di quelli che stanno morendo nei cunicoli di Gaza.  Nel mondo in cui Goebbels e i suoi amici avrebbero avuto nei social e nel web, nonché nella cultura anti-occidentale, eccezionali alleati, una domanda sarebbe la più ovvia: ma se Hamas vuole far cessare il genocidio, perché non restituisce quello che resta degli ostaggi?

Però intanto l’oste di un rifugio di montagna in Val d’Aosta accoglie con schifo una famiglia di ebrei ortodossi che – come dice qualcuno – ostentano la kippah: quando utilizzano la toelette, manda subito qualcuno a controllare. Forse hanno bevuto sangue di bambini cristiani? A lui per ora è sufficiente commentare “Hitler doveva completare quello che aveva iniziato”. Tanti auguri a te utile idiota, firmato Hamas, Isis e compagni.

Bruno Dardani, 2 agosto 2025

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