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Le 3 riforme toppate da Draghi - Seconda parte

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Sulle riforme degli ammortizzatori sociali e sulle politiche attive del lavoro Draghi, in febbraio, aveva detto che “affinché esse siano immediatamente operative è necessario migliorare gli strumenti esistenti, come l’assegno di riallocazione, rafforzando le politiche di formazione dei lavoratori occupati e disoccupati. Vanno anche rafforzate le dotazioni di personale e digitali dei centri per l’impiego in accordo con le regioni. Questo progetto è già parte del Programma Nazionale di Ripresa e Resilienza ma andrà anticipato da subito”. Peccato che il ministro Orlando – certamente non tra i migliori del Governo dei Migliori – abbia rimandato tutto alla Legge di Bilancio, alla faccia delle anticipazioni promesse dal suo presidente del Consiglio.

Ecco, c’è uno scollamento frequente e insistito tra il ruolo di chi deve “dirigere, promuovere e coordinare” e chi invece sembra ridursi a fare da autorevole ammortizzatore delle tensioni tra partiti, leader di partito e la loro longa manus al Governo. Un peccato di omissione. Per chi ha responsabilità di Governo non è meno grave di quello che il Confiteor elenca per “pensieri, parole e opere”. Un peccato originale che il Governo dovrebbe superare per il bene suo e del Paese. Non si può continuare a sperare nell’intervento di SuperMario per sedare e lenire. Il premier deve indicare, i ministri devono eseguire e non improvvisare aspettando il preside, che talvolta può essere distratto. Un ripasso della Costituzione – e dell’articolo 95 in particolare – potrebbe essere un compito utile per questi sei mesi con un Quirinale in bianco.

Antonio Mastrapasqua, 24 agosto 2021