Caffè avvelenato

Le fregnacce green sono peggio del caldo

Ogni giorno un po’ di veleno sulle cose del mondo

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Qui al Bar siamo avvezzi al basso profilo e quindi moderatamente soddisfatti del nostro ruvido buon senso da bancone: avevamo azzardato, ma quale riscaldamento globale, se mai l’insegna Generali della Torre Hadid di Milano è venuta giù per sostegni fatti di merda; difatti erano fatti di merda, sentite qua i primi riscontri peritali: “Le cause vanno quindi cercate altrove. Il «cedimento localizzato» […] è da imputare a un ventaglio di ipotesi circoscritto: saldature, corrosioni, strutture troppo rigide, materiali o ragioni simili che abbiano fatto collassare i tiranti d’acciaio, fino a spezzarne uno e piegare gli altri”. Come volevasi dimostrare.

Ovviamente, data la magistratura che ci ritroviamo, nessuno pagherà (del resto la tragedia è stata “solo sfiorata”, perché infierire facendo giustizia?), e, vista l’informazione che ci ritroviamo, nessuno di questi buffoni farà mea culpa. Anzi hanno già cominciato a fischiettare, i paraculi del giornalismo sovvenzionato dall’Agenda: per due giorni hanno propalato le ipotesi più demenziali e quindi vergognose, come se tubi di acciaio potessero fondere a 35 gradi, come se in tutto il mondo, Medio Oriente infuocato e Africa arroventata compresi, non svettassero torri anche più immani, più pesanti. Più che inverosimili, le ricostruzioni dell’informazione prostituita al politicamente corretto erano vergognose: adesso, come niente fosse, giornalisti, propagandisti, esperti, divulgatori (ah, questa nuova categoria dello spirito, i divulgatori!) fanno finta di niente, passano a spiegarti il come e qualmente del “ventaglio di ipotesi circoscritto”, formula che, ancora una volta, non significa nulla e serve a non dire l’unica cosa che va detta: quell’intrico di tubi è stato probabilmente realizzato con materiali scadenti e assemblato in modo criminale.

Ma non dubitate, alla prima occasione torneranno a spiegarvi che aveva ragione Greta e il mondo si disfa per temperature inferiori a quelle di dieci, venti, quarant’anni fa. La Narrazione che infila vaccini e calure, energia sterile e auto elettrica, genderismo infantile e gaypride trucido non ammette battute d’arresto. A Parigi (dove hanno appena sancito per legge l’insegnamento gender nelle scuole infantili e stanno vietando formalmente la menzione degli immigrati se responsabili di crimini) chiudono la Torre Eiffel, fosse mai che si liquefa pure lei; mettono lo stato di emergenza che è come dire che gli uomini non sono più abituati a sudare, sono ectoplasmi laccati da gaypride. Le partite di pallone vengono bloccate, rinviate per “caldo estremo”, ma sapete quanti ce n’erano al Sarria quel leggendario 5 luglio 1982 quando l’Italia di Rossi stracciò il Brasile di Zico? 38, alle 5 de la tarde. Corsero tutti come indemoniati per due ore, e nessuno stramazzò.

Adesso i nostri efebi griffati a 30 gradi (molti preferiscono i 90 geometrici, non termici) svengono come le signore e si rifiutano di scendere in campo. In compenso, i poveracci che guidano furgoncini arroventati, scaricano merci, aggiustano impianti, servono pizze o gelati, tirano avanti come sempre, non avendo tempo per certe fregnacce alla moda. Poi ci sarebbe l’arroganza di questi centri finanziari che si sfidano nella loro scalata al cielo, restando terra terra quanto al modo di raccogliere i soldi. Pare zio Paperone con Rockerduck, tu alzi di sei piani? E io ti mangio in testa. E, alla fine, c’è sempre qualcuno che crolla.

La Ybris l’hanno inventata i tragici greci mica per ridere, se mai per ammonire, ma l’uomo non impara dalle sue miserie se non a peggiorarle, migliorandole in crudeltà e abiezione. Senonchè ogni Torre di Babele finisce male, a un certo punto il Padreterno s’incazza e manda tutto all’aria. E non c’è riscaldamento globale che tenga. A proposito: il caffè oggi, come lo preferite: caldo, macchiato, freddo, in granita, conditi da uno spolvero di rose?

Il Barista, 4 luglio 2025

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