Qui al bar ci siamo un po’ stancati di chi – per usare le espressioni colorite che ogni tanto si sentono, appunto, al bar – vuole fare la punta al c…, e si avventura in un tortuoso labirinto di “sì, ma”. La violenza si condanna sempre, sì, ma le ragioni della protesta vanno comprese, i decreti sicurezza non bastano, bisogna analizzare le cause del disagio, interrogarci sulle colpe che noi adulti avremmo nei confronti dei giovani e via con tutto il repertorio vittimistico. Ve lo diciamo noi quali ragioni di quali proteste devono essere ascoltate: quelle dei trasportatori. Ne abbiamo sentiti alcuni, ieri sera, a Porta a Porta, che addirittura si scusavano per i disagi recati ai cittadini, i quali magari trovano gli scaffali dei supermercati vuoti. La verità è che loro sono indispensabili al Paese e proprio la penuria di generi alimentari lo dimostra. Quegli altri, quelli che sono andati a sfasciare Milano o che occupano i licei e che qualcuno chiama “il nostro futuro”, sono solo una brutta copia del passato: un simulacro dei loro antenati maoisti che si divertivano a giocare alla rivoluzione, mentre i figli dei veri proletari stavano dall’altra parte della barricata, con le divise, a prendersi gli insulti nella migliore delle ipotesi e a rischiare la vita nella peggiore. Se si deve protestare, lo si fa come hanno fatto i camionisti: certo, non saccheggiando. I trasportatori hanno creato problemi? Certo: è il senso di ogni sciopero. Ma non hanno messo a soqquadro i centri, non si sono scontrati con gli agenti e hanno delle richieste chiare. Mica la fuffa di chi non sa nemmeno per quale motivo va in piazza, o ci va perché pensa che tutto gli sia dovuto, compreso il diritto a vivere, per quattro soldi, in una reggia in una metropoli; e a studiare nel posto figo che dice lui. In mezzo a questa marmaglia non c’è nessuna ragione a cui dar retta: solo teste calde e legni storti da raddrizzare. Dall’altro lato c’è un gruppo di gente che si fa il culo e che ha capito persino dove sta la vera fonte dei mali: ancor più che nelle guerre sceme di Trump, negli errori e negli incredibili masochismi dell’Europa, impazzita per il riarmo e per le transizioni suicide. Qui al bar, a quella protesta, diamo ascolto eccome. Anche se poi ci manca il caffè.
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