in

Focus Energia - Quarta parte

Le rinnovabili per liberare l’Italia dal gas

Dimensioni testo

Roberto Cingolani ha più volte messo in chiaro che se l’Italia interrompesse nell’immediato le forniture di gas dalla Russia, il prossimo inverno risulterebbe critico perché gli attuali stoccaggi sono insufficienti rispetto alle esigenze di famiglie e imprese. Nell’analisi del ministro della Transizione ecologica c’è tutta la fame di energia della Penisola che, povera di materie prime, si è specializzata in una economia di trasformazione ma – a differenza di nazioni concorrenti come la Francia – non può contare sul nucleare. Ecco perché – dopo aver analizzato come risparmiare sulle bollette passando al Mercato libero, come leggerle (e quindi scegliere) senza commettere errori e i vantaggi della elettrificazione – abbiamo deciso di dedicare la quarta puntata della guida sull’energia in collaborazione con Enel allo sviluppo rinnovabili. Vedremo perché trarre energia elettrica dall’eolico, dal solare e dalle altre fonti verdi sia la mossa vincente sia per la sfida del clima sia per il nostro fabbisogno energetico. 

 

Più rinnovabili per emanciparsi dal gas russo 

Le energie rinnovabili sono prodotte in loco, senza bisogno di lunghi metanodotti o navi per essere trasportate come invece accade per metano o petrolio. Un vantaggio che dopo l’invasione russa in Ucraina è divenuto strategico, indipendentemente da quale sarà il futuro assetto internazionale. Se l’Italia investirà per aumentare la produzione da fonti verdi, come previsto già nel Piano di Ripresa e Resilienza, potrà infatti ottenere più elettricità e ridurre di conseguenza quella prodotta dagli impianti alimentati con il gas di importazione. L’Italia grazie al fotovoltaico e ai parchi eolici può insomma aumentare la propria sicurezza energetica fino a emanciparsi da Mosca: alcune proiezioni dimostrano infatti che installare i 60 GW ipotizzati consentirebbe di raddoppiare nei prossimi 3 anni il contributo delle rinnovabili sul mix di produzione: dal 40% attuale a oltre il 70%, con un risparmio di circa 18 miliardi di metri cubi di gas allanno, pari al oltre 60% del quantitativo importato dalla Russia. Questo cammino per funzionare deve però essere accompagnato altre scelte strategiche, come lelettrificazione dei consumi di famiglie e imprese e la costruzione di terminali per trattare il gas liquefatto.

 

Nessuna barriera economica, ma autorizzazione lumaca

Va chiarito che oggi non esistono più barriere economiche al varo di una vera politica delle rinnovabili. Nell’arco di un decennio i costi dell’eolico e del fotovoltaico sono infatti diminuiti di oltre l’80%, diventando molto competitivi. Numerose aziende vogliono inoltre investire, a dimostrarlo sono i numeri: a fine 2021 sono pervenute a Terna circa 170 GW di richieste di connessione alla rete di nuova capacità rinnovabile utility-scale (senza considerare quindi il fotovoltaico domestico). Di queste, negli ultimi tre anni 60 GW circa hanno presentato un iter autorizzativo alle autorità competenti ma si stima che solo il 10% abbia ricevuto lautorizzazione a costruire limpianto. Il nostro Paese continua, insomma, a soffrire una marcata lentezza burocratica e amministrativa. Le cose però negli ultimi mesi stanno cambiando grazie anche all’impegno di questo governo. Come dimostrano le attuali quotazioni di gas e petrolio, a pagarne il conto di questa inerzia sono famiglie e imprese. In gioco c’è quindi la competitività del Paese: in Italia occorre attendere 1,5 anni per avere il via libera a un impianto fotovoltaico e fino a 5 anni per uno eolico. Incassato l’ok dei ministeri competenti, i cantieri sono inoltre sovente bloccati dai Comuni interessati o dalle sovrintendenze, per esempio, per motivi paesaggistici: è successo anche che fosse negata lautorizzazione per un intervento di miglioramento delle turbine già esistenti di un impianto eolico (il repowering) per aumentarne lefficienza. 

 

Gli impianti? “Non nel mio cortile” 

Il nostro Paese paga poi una barriera culturale” tra la popolazione per cui (quasi) tutti sostengono che occorre più energia verde, ma (quasi) nessuno accetta un parco solare o eolico vicino a casa propria. Si tratta della cosiddetta sindrome Nimby (Not in my backyard, non nel mio cortile) che è associata a falsi miti come quello secondo cui gli impianti rinnovabili sottrarrebbero spazio allagricoltura o deturperebbero la natura. Chiunque si sia recato all’estero, sa che già in Paesi confinanti al nostro la situazione è molto diversa. Da qui l’importanza di sensibilizzare tutti gli stakeholder a partire dai cittadini e di coinvolgere i territori interessati.

Un esempio di agrivoltaico

 

Occupazione suolo e agrivoltaico

Va detto che se anche installassimo tutto il fotovoltaico di cui abbiamo bisogno per raggiungere i target del Green Deal occuperemmo verosimilmente una percentuale di circa lo 0,2% di tutta la superficie italiana ossia lo 0,3-0,4% della superficie agricola totale con un ingombro specifico di circa 1/2 ettari/MW: numeri totalmente marginali e inferiori, ad esempio, a quelli relativi a piazzali e parcheggi. Senza contare che l’impatto diminuisce ancora con agrivoltaico: una soluzione innovativa, contemplata anche dal Pnrr, che sposa fotovoltaico e coltivazioni per esempio utilizzando lombra dei pannelli solari per ottimizzare il consumo dellacqua e proteggere le coltivazioni nelle ore più calde. A questo si aggiunge la ricerca di soluzioni sempre più performanti come il pannello fotovoltaico bifacciale Hjt, che Enel Green Power produce in esclusiva mondiale nella fabbrica 3SUN di Catania. Allo stesso modo è errato considerare le fonti rinnovabili inaffidabili quando a sicurezza e produzione, rispetto a quelle fossili o comunque tradizionali. È piuttosto necessario innovare la rete elettrica per integrare appieno i parchi fotovoltaici ed eolici, anche rendendoli più flessibili grazie a specifici sistemi di accumulo.

 

Creare una filiera italiana delle rinnovabili 

La Cina è la grande fabbrica del mondo anche quando si parla di energia verde: produce oggi oltre metà delle pale eoliche, quasi il 70% del fotovoltaico, il 60% dei veicoli elettrici, più del 70% delle batterie al litio e domina la lavorazione di alcune materie prime indispensabili, come il nickel, cobalto e litio. I problemi logistici sulle forniture sorti con la ripresa post Covid, e poi esasperati dalla guerra in Ucraina, dimostrano che bisogna correre subito ai ripari, promuovendo la nascita di una filiera nazionale a sostegno della produzione di pannelli solari e delle rinnovabili in genere. Si tratta di un’altra sfida di sistema, simile quella della fornitura di Chip per cui la Commissione Ue ha già promesso la realizzazione di un polo europeo. 

 

La transizione aiuta il Pil

Il settore è pronto a investire, nei prossimi 3 anni, gli 85 miliardi necessari per installare i 60 GW di nuovi impianti rinnovabili previsti. Una svolta che non solo renderebbe l’Italia indipendente e sicura dal pungo di vista energetico ma farebbe da volano alla ripresa – si stimano 80mila nuovi posti di lavoro – in un Paese che per 30 anni è stato fanalino di coda della crescita in Europa: dal 1993 a oggi il Pil italiano è aumentato solo del 22% contro una media europea del 56%. La stessa Enel guidata da Francesco Starace nel piano industriale al 2024 prevede di investire almeno 2 miliardi per ampliare il proprio parco rinnovabile nella Penisola di 1 GW ma il gruppo ha già impianti rinnovabili in pipeline per altri 5 GW. Un altro contributo importante alla transizione può essere assicurato dalla crescita della produzione di biometano, utilizzando la frazione organica dei rifiuti urbani, industriali e agricoli. Interessante poi l’idrogeno, per decarbonizzare quei contesti in cui lelettrificazione risulta difficile: a patto però che si punti sull’idrogeno verde, cioè prodotto da fonti rinnovabili. Per l’Italia resta poi il bivio dell’atomo: visto il referendum del 1987, gli esperti ritengono non abbia senso oggi pensare di costruire centrali con la tecnologia esistente ma sarebbe sbagliato scartare a priori il nuovo nucleare pulito, che potrebbe essere disponibile tra il 2035 e il 2040.

 

Qui il link alla prima puntata su come tagliare il costo delle bollette passando al Mercato libero, qui quello alla seconda con tutti i termini chiave da conoscere per leggere le bollette e qui il link alla terza puntata sul perchè l’Italia deve accelerare sulla elettrificazione